Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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317
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Corrispondènza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 317
LIII,
Firenze, 24 loglio 1849.
Caro Carlo Ti scrissi nella decorsa settimana rispondendo alla tua del 10 luglio ed ho quindi ricevuto una tua carissima del 4/5 giugno, che credo debba dir luglio dalle notizie che mi dai di codesta eroica città. L'eroismo però della medesima, quantunque l'onorerà grandemente nella storia* io temo che farà piangere l'umanità per i disastri irreparabili cui potrà condurre ed una dissipazione di forze, che poteva serbarsi a tempo migliore, seppure questo potrà mai venire, del che mi fa grandemente dubitare la situazione interna ed esterna della disgraziata Italia.
Qui si aspetta oggi o domani il ritorno del Granduca e si crede, generalmente, che questo potrà migliorare la nostra situazione. Intanto Garibaldi con i 5000 uomini con cui sortì da Roma, ha invasi e taglieggiati diversi passetti della nostra frontiera di mezzogiorno, come Cetona, Torrita, Montepulciano, ecc. Le forze toscane e austriache lo inseguono, ma te[mo], gettandosi egli nell'Appennino, non concluderanno nulla e che gli darà da fare per lungo tempo. Non mancava che questo per rimetterci nell'inquietudine, oltre il rischio di avere in seguito le strade poco sicure.
In casa tutti bene; Orazio è ai Bagni di Montecatini; Bastiano mi scrive da Londra che è vicino a divenir padre e che bramerebbe, nell'autunno, di tornare in Toscana, [di mano del Fenzi] Si parla di un fatto sanguinoso fra gli austrotoscani e i garibaldini, ma non ho dettagli, né so se sia vero.
H Granduca sbarcò a Viareggio il 24 e giunse a Firenze il 28. Garibaldi arrivò a Cetona il 17, il 20 mattina era a Montepulciano, la sera a Torrìta. Dai Comuni prelevò denari, viveri e foraggi. Il 23, rinunziando di attaccare Arezzo che gli era ostile, s'incamminò per la strada di Ancona inseguito dagli austriaci che spBravarono sulla retroguardia, mentre gli aretini facevano altrettanto, dalle mura.
LIV.
Venezia, 26 luglio 1849.
Caro Babbo Dopo la carissima tua 3 andante non ho più ricevuto tue lettere, benché io te ne abbia dirette due, il 4 e il di 11. Voglio sperare che queste ti saranno pervenute puntualmente e che non sarai stato in pensiero sul conto mio.
Io sto benissimo di salute al solito. Uccelli è stato assai poco bene, prese una febbre che aveva tutti i sintomi di perniciosa e mi tenne in pensiero per tre giorni, durante i quali mi pareva che volesse morire; adagio, adagio si è rimesso e adesso è in piena convalescenza; fra pochi giorni tornerà a fare il suo servizio.
Qui non abbiamo nulla di nuovo. Gli austriaci si sono ritirati dalla parte di Bron-dolo, abbandonando l'assedio di quel forte, contro il quale avevano già eretto quattro batterie e quasi compiti i cammini coperti e gli altri lavori d'assedio. una cosa veramente curiosa e che non si spiega, dopo tante fatiche e tanti uomini che vi hanno sacrificati, sono andati via con grandissima precipitazione, lasciando perfino sul terreno da due a trecento granate e palle di cannone.
Nel tratto di terra che ci hanno lasciato, cioè quello compreso fra l'imboccatura della Brenta e quella dell'Adige, rileveremo dai due milioni e mezzo ai tre milioni di libbre di patate delle quali essi non hanno devastato che una piccola quantità* Abbiamo ancora potuto avere del ghiaccio dalle ghiacciaie che vi esistevano, benché