Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <318>
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Mario Nobili
gli austriaci avessero appiccato il fuoco alla copertura delle medesime. II ghiaccio è dì una grande importanza per noi, giacché molte delle febbri e le ferite per mancanza di questo divengono mortali. Per quanto si offrisse agli austriaci di dare in cambio tanto sale, del quale hanno penuria, essi non vollero mai acconsentire a mandarcene la più piccola quantità ed è questa una delle principali ragioni che le ferite sono state quasi tutte fatali e le febbri ancora ci hanno portato via molta gente, oltre quelli ohe sono cosi rovinati che non si potranno rimettere che col cambiare aria. È da notarsi che mentre la salute dei cittadini di Venezia è buonissima e che appena se ne conta una cinquantina agli Spedali, i soldati, costretti a passar le notti all'aria aperta in mezzo a questi paduli. si sono ammalati in gran parte. Nel solo circondario di Chioggia. sopra cinquemila nomini, se ne sono ammalati, in poco più di un mese, duemila tre o quattrocento.
Qui al ponte di faccia a Venezia, gli austriaci continuano a starsene nel più gran silenzio. Si dice che st preparino ad un grande attacco; fino ad ora però non si vede nulla di nuovo. Noi intanto abbiamo da parte una buona provvista di munizioni che abbiamo risparmiate in questi giórni; abbiamo rinforzato tutte le nostre batterie e risponderemo come va. Uccelli fa tanti saluti a tutta la famiglia e ti prega voler far pervenire le incluse al loro destino. I Papadopoli stanno bene e ti salutano.
P. S. Aggiungo poche parole alla lettera che avevo scritto questa mattina avendo ricevuto in questo momento la carissima tua 17 corrente. Mi dispiace vedere la tua insistenza nel volermi fax prediche e polemiche a uso Journal des Debats. Come tu avrai osservato dalle ùltime mie lettere io non faccio polemiche di sorta e questo lo credo il miglior mezzo per stare d'accordo, poiché le nostre convinzioni sono troppo profonde perchè ci si possa scambievolmente persuadere a andare d'accordo.
Rispondo concisamente olle tue domande con le quali termini la lettera. In quan­to a me io sono primo tenente d'infanteria di linea e attualmente aiutante di campo del Generale Pepe dal di 11 di giugno in poi. Ho rinunziato ad ogni paga e perciò non ricevo nulla. Uccelli entrò come sottoufficiale nel Reggimento Cacciatori delle Alpi, quindi è passato tenente e poi aiutante maggiore del suo battaglione; dopo un famoso rapporto fatto intorno al terzo circondario, egli fa fatto Aiutante di Campo del Coman­dante del genio e dell'artiglieria di quel punto importante delle nostre fortificazioni.
È vero che è stato proibito il pane di tutto grano; il pone è fatto metà di segale, fagioli o altro; di più s'è proibito togliere il cruschetto alla farina, tutto questo per allungar la minestra e durare di più. Con questo sistema avremo grano e patate ancora per quasi due mesi. La carne, come ti diceva, manca quasi affatto e quando se ne trova costa 3 o 4 lire la libbra. Si sono già mangiati parecchi cavalli e ne abbiamo ancora sette o ottocento, oltre duecento bovi che servono quasi esclusivamente per gli Spedali. Il vino è raro e costa carissimo, come ti puoi immaginare; talché non ne fanno uso che quelli che hanno da spendere. II popolo non ne ha più affatto. È questa la privazione della quale più si risente. Io ohe, nuche ho mezzi, voglio mangiar bene, spendo moltissimo; anzi ti avviso che oggi ho preso da Levi le ultime cinquecento lire per le quali mi avevi accreditato. Non ho tempo di rispondere al Bagni od al Cipriani, ai quali spero poter scrivere in breve per qualche occasione straordinaria. Addio.
P. S. - I Vapori Francesi lasciano Venezia; qua non ne rimarrà che uno solo il quale non potrà uscire, oppure uscendo, non potrà più rientrare. Non avendo altro mezzo per ricevere e mandare lettere, ti avviso che sarà questa, per qualche tempo,