Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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319
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 319
l'ultima lettera che riceverai per mezzo di Trieste. La lettera del di 10 che io li scrissi l'avevo riaperta e malamente lisigillata io stesso.
L'abbandono dell'assedio di Brondolo da parte degli austriaci fu certamente causato dalle malattie che infestavano la troppa e forse anche per avere più libertà d'azione nell'assalto di Venezia che stavano preparando. Nel ritirarsi su S. Anna tagliarono gli argini del Piave per inondare i terreni intorno a Brondolo; ma i veneziani riuscirono, in tempo, a riparare i guasti.
LV.
Venezia* 27 luglio
Caro Babbo Il vapore francese non è partito più ieri sera; parte oggi. Ho avuto perciò tempo di scrivere due lettere delle quali ero debitore. Oggi nulla di nuovo fuorché i francesi hanno ricevuto 1* intimazione dal loro Console -di andarsene tutta. Il vapore Brasier solo deve rimanere qui e non potrà più uscire; i francesi hanno, all'eccezione di sette o otto, tutti ubbidito all' intimazione. Se scrivi a Bastiano digli tante cose da parte mia; gli sono debitore di una lettera da gran tempo e forse sarà in collera con me perchè non gli ho scritto. Io spero di sentire in breve che lo hai fatto tornare, quella sarà la meglio cosa che tu possa fare invece di pensare a me. Tante e tante cose alla cara Mamma, a Orazio, allo zio Hall, alla zia Carolina al Signor Maestro, a tutti infine quelli che serbano di me buona memoria e che non frequentano tedeschi. Addio.
LVI.
Firenze, 31 luglio 1849.
Caro Carlo Ti scrissi nella scorsa settimana, ed ho quindi ricevuta la tua. carissima de* 18 corrente colla quale continui a darmi le notizie di codesta eroica ma disgraziata città, ove tu, contro mia volontà, ti trovi. La sua condotta meriterebbe sicuramente altra sorte che quella che l'attende e sono persuaso che essa forse non la subirebbe se, indirettamente, le mene del partito demagogo, cui essa si mostrò sempre avversa, non avessero pregiudicato anche alla di lei causa. Quel partito, minacciando non solo l'esistenza di qualunque Governo, ma anche quella di qualunque società bene ordinata, costringe i Governi tutti, anche i più liberali, ad unirsi strettamente fra loro ed a farsi reciprocamente delle concessioni onde rimettere l'ordine e la tranquillità in Europa a qualunque costo. Esso pertanto è quello che uccide tutte le cause le più giuste di nazionalità e d'indipendenza perchè, contro l'interesse più generale e più pressante, che è quello della esistenza della Società, tutti vedono la necessità di far tacere altri interessi che, di faccia a quello supremo, divengono secondari.
Se tu osservi il linguaggio officiale della Francia e dell' Inghilterra tenuto anteriormente e quello tenuto recentemente e gli atti corrispondenti, tanto nella causa Siciliana che nella Ungarica ed in altre congeneri, conoscerai che non è un sogno quanto io asserisco.
È una fatalità che molte idee generose abbiano avuto per ausiliari, e forzatamente dovuto accettarli, degli uomini a principi sovversivi e che non sia stato possibile di separare il buono dal pessimo e che, per uccidere il serpente, debba uccidersi la creatura innocente in seno della quale egli si ricoverò. La Russia intanto, per i suoi lini ambiziosi, sa tirare un partito eccellente da questa disgraziata situazione.