Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
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1939
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320
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320
Mario Nobili
Nella scorsa settimana abbiamo avuto il ritorno del Granduca con tutta la famiglia, e l'entusiasmo generale con cui è stato accolto nelle città e nelle campagne, che ha percorso, dimostra chiaramente da qua! lato fosse la maggiorità e quanto impossibile sarebbe la rinnuovazione di un tentativo come quello vergognosissimo dell18 febbraio, tanto più che egli ha confermato tutte le fatte concessioni e che, se per ora sopir si deve ogni idea di nazionalità italiana, potranno bensì conservarsi quelle di libertà e d'indipendenza in Toscana.
Le tue accluse hanno avuto corso. La famiglia e gli amici stanno bene e ti salutano. Saluta Uccelli. Abbi cura di te stesso pensando a quello che ti ama.
P. S. [di mano del Fenzi] Non ci fu alcuno scontro fra le bande di Garibaldi e le truppe, perchè egli lo ha sempre evitato. Gli Aretini gli chiusero le porte e si posero in difesa. Egli si ritirò ncU*Appennino, fra S. Sepolcro e Rimini; la sua gente si sbanda ed egli rischia d'esser preso e fucilato.
In un lato esterno della lettera è scritto: Lo scrivente, Cipriam, la saluta . distintamente ed attende con impazienza una sua replica.
L*8 febbraio 1849, non appena si seppe a Firenze la partenza del Granduca da Siena, il romano Giovan Battista Niccolini, presidente del Circolo del Popolo, che si era riunito sotto le Loggie dei Lanzi, propose la nomina di un Governo provvisorio nelle persone del Guerrazzi, del Montanelli e del Mazzoni. Accolta la proposta fu invasala sala dove era riunito il Consiglio generale per discutere le gravi questioni del momento, e fu chiesto, con grandi strepiti, 1*immediata istallazione del Governo provvisorio. Alle lagnanze del presidente Vanni per la via illegale adottata per far conoscere i desideri del popolo, il Niccolini rispose che il popolo era re e che perciò non chiedeva, comandava. Dopo breve discussione fu accolta ad unanimità, tra gli urli e le minacele, la proposta del Niccolini.
Anche dopo il 25 maggio tra i liberali moderati toscani, non tutti però, rimaneva ancora la speranza che Leopoldo II, tenendo fede alle sue promesse, avrebbe ripristinato il regime costituzionale, non appena Kb ero della presenza delle truppe austriache.
LVII.
Venezia, 2 agosto 1849.
Caro Babbo Dopo un silenzio di 12 o 14 giorni, durante i quali gli austriaci non fecero neppure un tiro, ma si costruirono dei parapetti grandiosi di sacchi a terra nell'Isola di S. Giuliano, alla testa di ponte della strada ferrata e nei punti più. sporgenti della laguna, essi lo ruppero, un cosi lungo silenzio, alle 11 di sera del di 29 luglio ed aprirono un fuoco vivissimo, non più contro le nostre batterie, che avevano invano fulminate per un mese intero, ma-contro la città di Venezia, nella quale fecero piovere bombe, granate e palle di cannone, parte delle quali infuocate. Le bombe non oltrepassarono il quartiere di Cannareggio, già abbandonato dopo il primo bombardamento, le granate si avanzarono più oltre nella città, le palle poi si estesero fino al Campo S. Stefano ed al Campo S. Angelo in prossimità di S. Marco; cosicché i due terzi deQa ciuà si trovarono sotto il tiro del cannone. Questo resultato essi lo hanno ottenuto smontando i pezzi dai soliti affusti e disponendoli con una inclinazione di circa 45 gradi, con la quale inclinazione l'ampiezza del tiro del pezzo da 24 si calcola di metri 5100, e del pezzo da 36 metri 5500. Le granate sono a fulminante, cioè nel posto della spoletta vi è adattato un fulminante; come però è molto difficile che cadano su quel punto, così poche di questo sono scoppiate. Le bombe per la massima