Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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321
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 321
patte scoppiano in aria ad una grande altezza, la pioggia delle scheggie però riesce spesso assai dannosa. Questo fuoco dura già da ottanta ore, senza interruzione, benché spesso sia stato rallentato per i guasti prodotti dalle nostre bombe nelle loro batterie. 11 nemico credè certamente con qncsto bombardamento cominciato a quell'ora, nella quale la massima parte dei pacifici cittadini si trovava a letto, di atterrire questa popolazione, di far nascere uno scoraggiamento universale che gli avrebbe fruttato 1 occupazione della città, ma egli s'ingannò. Questo popolo si diportò in un modo mirabile, non vi sono elogi che bastano per fargli giustizia; non un grido, neppure l'idea di un tumulto. Io ebbi luogo di attraversare due volte i posti più fulminati della città nel!*accompagnare il General Pepe alle nostre batterie della strada ferrata, dovunque si vedevano gli abitanti delle case più bersagliate andarsene verso Piazza S. Marco a cercarsi un rifugio in quella parte della città che è fuori di tiro, senza proferire una parola di scoraggiamento e di mal contento, moltissimi poi rimasero, e vi sono tuttora, alloro posto e fra questi, non gli uomini soltanto, ma donne e ragazzi, i quali col massimo coraggio sfidano il pericolo di essere schiacciati da questa pioggia di fuoco e di ferro*
La condotta del popolo di Venezia, fino dal principio della rivoluzione, è stata degnissima di lode, non vi è peraltro alcuno che potesse credere che egli avrebbe sostenuto con tanto coraggio e con tanta tranquillità questa terribile prova. Il popolo di Venezia mostra al mondo veramente cosa può un popolo quando vuole e cosa deve sopportare per rendersi degno di ottenere la sua indipendenza.
Se in tutta Italia vi fosse stato questo spirito, se vi fosse dovunque stato l'ordine e la quiete che il popolo Veneziano ha saputo mantenere per più di sedici mesi, le cose non sarebbero certamente al punto al quale sono ridotte.
La nostra posizione è adesso molto peggiorata dal giorno nel quale ti scrissi l'ultima mia. Oltre la mancanza di viveri che si fa sentire ogni giorno di più, oltre le polle e le bombe che vengono a rovinar la città, un terzo flagello è comparso fra noi e questo è il colera, il quale, da quattro o cinque giorni, serpeggia tra le file dei nostri soldati e fra la popolazione. Parecchie sono le vittime e quasi tutti gli attaccati per ora sono morti (la proporzione, per ora, è di tre sopra cinque). Nonostante questo, e pienamente convinti che si combatte senza speranza, non vi è alcuno che parli di capitolare. La gente del popolo poi è così convinta che i tedeschi non debbano entrare in Venezia, che non so cosa accoderebbe a quella Autorità che proponesse di cedere. Qui tutte le disposizioni sono prese per non cedere qualunque cosa accada, finché vi è pane da mangiare, e pane e legumi ve ne sono per qualche tempo ancora. L'affollamento della popolazione negli edilìzi pubblici, dove si è rifugiata per essere al coperto delle palle, ed il cattivo nutrimento io temo svilupperanno immensamente le malattie durante questo mese.
Ieri è stata fatta una sortita dalla parte di Chioggia con buon esito. I nostri sono usciti da Brondolo alle due dopo la mezzanotte e Bono rientrati alle 5 p. m. in buon ordine. Hanno riportato diversi prigionieri, la bandiera del 18 regg. austriaco, e dei viveri, cioè grano e bestiame. Non so in che quantità poiché non è arrivato il rapporto dettagliato circa 200 bovi, cento sacchi di grano e tre barche di vino [aggiunta scrìtta dal Fenzi].
In mezzo a tutte queste vicende la mia salute è buonissima ed io. sarei contentissimo se invece di essere in una città) come questa, si fosse in una fortezza eon la sola guarnigione. Ma ti dico la verità che il vedere soffrire tante famiglie, mi strazia l'anima; altrettanto è cresciuta l'indifferenza mia sul mio proprio conto, altrettanto è cresciuta ancora la sensibilità per i danni che vedo patire a tante persone.