Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <323>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 323
navigazione, potendo allontanarmi dalla parte di terra. Uccelli è Btato assai poco bene e si può dire affatto rovinato di salute dalle febbri terzane. Ha avuto anche qualche sintomo di colera, ma poi non è stato altro. Siamo cinque toscani, antichi compagni di Pisa, che faremo insieme il viaggio. Ti raccomando l'acclusa lettera onde tu la faccia rimettere al Carbonai facendogli premura perchè risponda presto.
Manin, che aveva avuto, il (5 agosto, pieni poteri dall'Assemblea anche per trat­tare con l'Austria, scrisse FU al ministro De Bruck; questi gli rispose avvertendolo che era stato incaricato il generale Gorzkowsky, comandante il Corpo d'assedio, di concretare i patti, che ormai non potevano avere altra base che le concessioni del 4 maggio: resa piena, intera ed assoluta. Il 22, nella Villa Papadopoli presso Mestre, fu firmata la capitolazione di Venezia. Per l'Austria firmarono i generali Gorzkowsky, Hesse e il conte Marzani; per la città di Venezia: Nicolò Priuli, Dataico Medio, Giu­seppe Cai ucci, rappresentanti il Municipio; Andrea Antonini, rappresentante del Commercio; G. B. Cavedatis, rappresentante dell'Armata. Il bombardamento cessò Il 24 Manin, con un ultimo decreto, annunziò che il Governo provvisorio cessava dalle sue funzioni e che le attribuzioni governative passavano al Municipio. Il 24 stesso avvenne la resa della piazza e dell'estuario e da questo giorno incominciarono le par­tenze dei corpi militari che avevano difeso la città, che fu occupata dagli austriaci il 28. Manin, Pepe e Tommaseo lasciarono Venezia il 27. Trentanove cittadini veneziani furono esiliati.
LIX.
Firenze, 20 agosto 1849.
Caro Carlo Sono quindici giorni che ricevei due tue carissime del 26 e 27 luglio, ma vedendo la difficoltà di farti pervenire le mie risposte non mi affrettai a scri­verti, tanto più che non avevo nulla d'interessante da comunicarti. Scorgendo però che tu avevi finito i quattóni, scrissi subito ai Signori Jacob Levi e figlio per mettere a tua disposizione altre L. 500 toscane e raccomandai moltissimo quella lettera a un mio amico di Trieste.
In casa tutti bene, ma afflitti per la tua posizione nella quale, come sai, non ti trovi per mia colpa e, quello che è peggio, senza veruna utilità né per il tuo paese, ne per la tua famiglia.
Non dico di più poiché sono persuaso che resteranno in te inespugnabili quei sentimenti di religione e di morale che ti ho infusi sino dalle fasce e che sono l'ancora la più sicura di questa miserabilissima vita. .
P. S. Prinotti mi scrive da Trieste e mi manda il biglietto che tu gli scrivesti il giorno della sua partenza da Venezia. Puoi figurarti se il medesimo è fatto per tranquillizzarmi. In quanto ai danari ho nuovamente scritto a Jacob Levi e f. confermandogli l'ordine datogli fino dal 7 corrente.
LX.
Bologna, 30 agosto 1849.
Caro Babbo Due parole in fretta per dirti che sono arrivato sano e salvo a Bologna e che mi dirigo verso Genova per Modena e Parma, poiché sono più che de­ciso di non rimettere mai più il piede in Toscana finché dura l'occupazione austriaca.
P, S. - La presente ti sarà rimessa dal Sig. Paolo Polo, nostro antico amico di casa. Egli era a Venezia ufficiale di Marina ed ora é esule. Sono persuaso che senza altra raccomandazione farai per lui tutto quello che puoi.