Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
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1939
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pagina
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324
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324
Mario Nobili
LXI.
Firenze, 1 settembre 1849.
Caro Carlo - Ho ricevuto le tue lettere da Venezia del 2, 20 e 26 caduto e quella da Bologna del 30 ed ho avuto le tue notizie da Bondoni, da Pola e da altro, qui giunto con una lettera tua per il Cini, di cui non mi rammento il nome.
Mi fa piacere che tu abbia scampato tanti pericoli e tanti guai ed il mio desiderio sarebbe che tu non ti esponessi ulteriormente e che ti penetrassi nel dovere che hai di assistere il tuo vecchio padre che ha fatto tanto per te, per il corso di 26 anni, e la giovine famiglia del tuo fratello, poco sano, esseri tutti che, più di qualunque altro essere, hanno diritto alle tue cure, ai tuoi pensieri, ai tuoi sudori.
Se qui abbiamo degli stranieri dobbiamo ringraziarne i demagoghi di Livorno e l'ignorantissimo popolo livornese. Ti posso assicurare però che non risentiamo veruna oppressione, che si vive tranquillissimi e che presto si spera sarà aperto il Parlamento, il presidio della Toscana venendo composto, per un certo numero di anni, di truppa toscana e di truppa estera.
Io credo che nulla si opponga al tuo ritorno, ma se tu mi dici di tornare io combinerò tutto.
Spiriamone Papadopoli mi dice di averti pagato 20 napoleoni e tu, grazie a Dio, non mi dici niente. Se tu seguiterai a star fuori, io non potrò passarti che il solito assegnamento e degli straordinari non bisogna più parlarne, essendo bastantemente aggravato.
A Firenze non eran tutte rose. Il generale D*Aspre la faceva da padrone, tenendo in soggezione la corte e il popolo. Il malumore era grande in tutte le classi della cittadinanza, all'infuori, forse dell'ambiente prettamente codino. Restava però sempre in molti l'illusione che il Granduca avrebbe, al momento opportuno, fatto onore alle sue promesse e ristabilito nello Stato il regime costituzionale.
LXII.
Genova, 4 settembre 1849.
Caro Babbo - Ho ricevuto il tuo carissimo biglietto del 1 settembre, ieri appena giunto in Genova. Da questo rilevo che hai ricevute tutte le lettere che io ti ho dirette da Venezia all'eccezione di una con la quale appunto ti avvisava che prima della mia partenza mi sarebbe occorso qualche cento di lire; infatti il giorno avanti di partire da Venezia, trovandomi completamente asciutto, presi da Papadopoli venti napoleoni d'oro onde avere il mezzo di fare il viaggio e supplire alle spese di miomantenimento finché non mi fossi messo in corrispondenza teco. Fu per mera dimenticanza che io non te ne avvisai col biglietto che ti diressi da Bologna.
Lasciai Venezia alle due della mattina del 28 agosto ed attraverso mille formalità ed impicci arrivai la sera verso le sei a Padova. Il resto del viaggio, benché lentissimo perchè i miei compagni si vollero fermare sempre a mangiare e a dormire con tutto il comodo, si fece senza il più piccolo intoppo e senza la più piccola seccatura per parte della polizia. Ho saputo dopo il mio arrivo a Genova che il Governo toscano non è stato tanto cortese; che molti Bono stati' annoiati e che per me, per Uccelli e per Toscanelli vi era al confine l'ordine di arrestarci.