Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <325>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 325
Ho lasciato Venezia eoa tatto il dolore che si pad provare abbandonando la prò* pria patria ed infatti era la mia patria di adozione. Quando ci penso mi vengono le lacrime agli occhi. Le persone poi che vi ho conosciuto sono tutte state di una bontà meco che non saprei descrivere; principalmente, Spiro Papadopoli, la Contessa Soranzo, i Persico, i Cornelio ecc. In tutte queste case ero trattato come un figlio pre­diletto. Io spero ebe nel caso, non difficile a verificarsi, che alcuna di queste persone si recasse a Firenze, tu vorrai contraccambiarle con qualche gentilezza per tutte le bontà che hanno avuto per me*
Tu mi parli costantemente di tornare a casa ed insisti sempre in tutte le tue let­tere sopra questo proposito; eppure io sono convinto che tu non disapprovi, in cuore, la condotta che ho tenuto fin qui e quella che mi propongo di tenere. Non t'illudi nep­pure sulla grande utilità che la famiglia potrebbe ricavare dalla mia presenza; io lo so, tutta la tua premura è di vedermi a casa, a desinare in famiglia, lontano dai tram­busti e dai pericoli. Questo stato sarebbe pure di mio genio, qualora non dovessi per questo conculcare tutti i miei sentimenti, rinunziare alle mie convinzioni, disonorarmi ai miei propri occhi. La mia decisione di non tornare in Toscana finché dura l'attuale stato di cose è, in conseguenza, invariabile. Io voglio vivere quietamente in qualche luogo, lontano da ogni specie di rumore, aspettando che il tempo e gli avvenimenti successivi mi facciano prendere una nuova determinazione. Non ho intenzione di rimanere a Genova, perchè vi è troppa gente ed in conseguenza non vi può essere tutta quella quiete e quell* isolamento che vorrei. H mio desiderio sarebbe quello di andare in levante a fare un viaggio e starvi tre o quattro mesi in riposo. Questo progetto io temo però che avrà il tuo veto perchè mi occorrerebbero tre o quattro mila lire per i sci. mesi che vorrei star fuori e, da quanto rilevo, tu non hai intenzione di metter fuori dei soldi per me. Nel caso dunque probabile del veto, io conto andare a stabi­lirmi in qualche borgo qui della costa o nell'isola di Sardegna; forse ancora, e questo ti parrà più strano, per starmene più ha pace me ne anderò per qualche mese in un convento, se ne trovo uno in una bella posizione che mi piaccia.
Non sapendo dove io possa capitare, ho pregato i miei amici a dirigermi le lettere presso di te a Firenze, poiché, dovunque io mi trovi, ne sarai tosto informato. Sono persuaso che non ti dispiacerà di inoltrarmele, molto più che la mia corrispondenza è assai limitata.
LXHX
Firenze, 8 settembre 1849.
Caro Carlo Ho ricevuto il tuo carissimo foglio da Genova de' 4 corrente e ti ringrazio di tutti i dettagli che mi dai riguardanti la tua persona e le attenzioni rice­vute dalle famiglie Papadopoli, Soranzo, Persico e Cornelio di Venezia, assicurandoti che se mi si presenterà qualche occasione di contraccambiarle ai loro parenti ed amici, non la lascerò certamente sfuggire.
Fu qui a trovarmi un certo Boi doni che aveva delle credenziali sopra di me e mi pregò vivamente di essere a te rammentato. Egli parti per Roma proponendosi di venire quindi a Genova, per ove gli diedi una cambiale a carico di Quartara.
In quanto al tao ritorno in patria, ti assicuro che esso è nel desiderio di tutta la famìglia e di tutti i tuoi amici. Ti faccio inoltre considerare che io ho 65 anni e che è tanto possibile che io arrivi agli 80, quanto è pure possibile che io muoia avanti la fine del mese. I miei affari sono moltissimi e, dal loro buono o cattivo sviluppo, può dipendere l'avere tu una fortuna o non averla. Ci sono inoltre quei poveri bambini di