Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <327>
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Corrispondenza ira Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 327
un altro più pratico se ne trova: come dovrei io trattare tanti miei amici che si sono portati così indegnamente durante la mia assenza* io che conosco i loro giuramenti e le loro promesse? Bisognerebbe che io li disprezzassi e me ne facessi tanti nemici; lasciando passare del tempo essi forse potranno riabilitarsi.
Spero che il Sig. Samminiatelli mi leverà da questo imbroglio. Egli, con tutta la buona maniera, con nulle scuse, inchini ecc. ti dira, sono persuaso, che per ora sarà meglio che io stia fuori) onde evitare il pericolo di compromettermi con atti, parole, ecc. Io ringrazicrci questi buffoni e birbanti, poiché mi metterebbero nel caso di agire a seconda dei mici desideri senza 'contrariarti, almeno volontariamente.
Nonostante tutti i discorsi che si fanno, sono convinto, del resto, che l'occupazione austriaca in Toscana non sarà di lunga durata: appena questa cesserà ti prometto di tornare immediatamente. Una sola circostanza potrebbe far sì che io tornassi prima e sarebbe,, se è vero che si riaprono le Camere, che io fossi eletto deputato; mi crederei allora obbligato verso il paese di andare a prendere il mio poBto,
Ti ringrazio infinitamente delle lettere che mi hai rimesse e spero vorrai continuare a rimettermi puntualmente tutte quelle che ti perverranno in seguito. Ti ringrazio tanto del gentile pensiero che hai avuto di non vendere la cavalla addetta al mio uso, credimi che ho apprezzato tutta la delicatezza e l'affezione che vi è stata in questo tuo procedere, ma credo meglio anch' io, se vuoi restringere le spese di casa, che tu la venda, adesso che conosci la mia determinazione, determinazione che vorrei persuaderti non derivare da poco amore per la famiglia, né da volontà di oppormi ai tuoi desideri.
Ho ricevuto con molto piacere i saluti di Boldoni. Egli era Colonnello di artiglieria a Venezia, uno di quei bravi ufficiali Napoletani che seguirono il General Pepe quando rannata l'abbandonò. Mentre egli comandava il circondario di Chioggia, a tempo del­l'assedio di Brondolo, ho servito sotto i suoi ordini ed egli mi ha sempre dimostrato una particolare stima ed una sincera affezione.
Domani sera parto per la Spezia, dove mi tratterrò finché il freddo non mi caccerà. Ti prego perciò dirigermi lo le tue lettere. Alla Spezia sarò cosi molto più vicino a casa; se qualcuno volesse venire a trovarmi la gita non sarebbe né lunga, né faticosa, né disagradevole, finché dura la buona stagione.
Domenica scorsa sono stato a desinare da Quartara in campagna. Benché la gior­nata fosse assai cattiva e burrascosa passai una bella serata assai in buona e piacevole compagnia. Vi era anche l'ex ministro Adami, il quale è disperato di non poter per ora tornare in Toscana. Egli é diventato così secco e macilento che appena si riconosce.
Lunedì andai a desinare in una villetta dove vive ritirato il Busi col Bardi ed altri due o tre emigrati toscani. All'eccezione di queste due gite, ho appena messo il naso fuori di Locanda; desino, faccio colazione e per lo più sto in camera tutto il giorno Qui arrivano rifugiati tutti i giorni, da tutte le parti d'Italia. Sono bene accolti e non gli si fanno le più piccole angherie. Con tutto questo, quelli che hanno più mezzi, vanno a Torino perchè qui non vi sono divertimenti di sorte e tutti si seccano orribilmente. È arrivato Garibaldi da vari giorni; sembra però che vi sia per lui qualche difficoltà e che non sarà facile che si possa trattenere. Qui dei resto nulla di nuovo.
Ti prego di salutare da parte mia tutti di casa e gli amici, particolarmente la rnin cara Mamma alla quale non scrivo perché suppongo che scrivendo a te faccia perfettamente lo stesso effetto.
Camillo Boldoni di Barletta, ufficiale di artiglieria dell'Esercitò napoletano, seguì il generale Pepe a Venezia; Nominalo luogotenente colonnello fu comandante in 2*