Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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328
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328 Mario Nobili
del 3 Circondario (Cbioggia), ispettore del Genio e comandante 1*Artiglieria da campo. Nel 1859 riprese il servizio militare. Fu poi generale di brigata; andò a riposo col grado di tenente generale. Il Boldoni fu anche deputato al Parlamento (Vili legislatura).
Il Quartara (non meglio indicato nelle lettere dei Fcnzi) era, forse, Agostino, figlio del banchiere Giovanni. Uomo benefico oltre ogni dire. Per le sue opere di beneficenza fu fatto conte da Carlo Alberto. Una parte dello sue sostanze elargì per l'emigrazione dei patriotti italiani che si raccoglievano a Genova.
Adami Pietro Angelo di Livorno, banchiere. Fu ministro delle Finanze e dei Lavori Pubblici nel Ministero Montanelli. Quando Leopoldo II abbandonò la Toscana diede le sue dimissioni, ma Guerrazzi lo trattenne. .Dopo la restaurazione esulò. Ritornato in patria per testimoniare nel processo Guerrazzi, ritenuto responsabile di alcune irregolarità del suo ministero, fu arrestato, e riconosciuta la sua rettitudine, fu liberato dopo nove mesi di prigionia. Ritornò agli affari. Nel 1859, deputato all'Assemblea toscana fece parte della Deputazione che presentò a Vittorio Emanuele il voto di quell'Assemblea per l'unione al Piemonte. Nel 1860 aiutò, finanziandola, la spedizione di Garibaldi. In seguito ad un disastro della sua banca, dovette accettare un umile impiego. Morì povero.
Busi Clemente, segretario del Ministero degli EstericouMontanelli, l'8 febbraio 1849 fa nominato segretario del Governo provvisorio.
Bardi, forse trattasi del Livornese Giovanni Bardi che, giovanissimo (era nato nel 1831) si trovò a Curtatone e Montanara e vi fu fatto prigioniero. Ritornato a Livorno combattè contro gli austriaci il 10 e 1*11 maggio 1849.
Garibaldi, il 2 settembre, s'imbarcò a Calamartina e sbarcò a Portovehere, di 11 si recò a Chiavari dove quell' Intendente Io fece accompagnare a Genova da un ufficiale dei carabinieri. A Genova fu ospitato nel Palazzo Ducale dove fu tenuto quasi come prigioniero; ma, dopo una vivace discussione avvenuta a tal riguardo alla Camera piemontese, fu posto in libertà il 13.
LXV.
Spezia, 17 settembre 1849.
Caro Babbo Sono giunto sabato mattina alla Spezia felicemente e sono già istallato in una piccola camera, poco distante dal paese, dalle finestre della quale ho una delle più belle vedute che si possano immaginare. Appena arrivato sono corso subito alla posta, sperando che vi avrei trovato qualche lettera che mi doveva aver preceduto in questo luogo; fui deluso nella mia aspettativa e quello che è peggio si è che, in tre giorni che mi trovo qui, non ho ancora ricevuto lettere da alcuno, mentre ne aspettavo diverse. Voglio sperare che questo sia accaduto naturalmente e che non vi sia ragione che ti abbia impedito di scrivermi; pure questa cosa mi tiene in pensiero; pensiero dal quale sarò con tutta probabilità sollevato domani mattina.
Come ti dicevo occupo una piccola stanza in una piccola casa sul golfo, benissimo esposta, lunga braccia 7 e larga altrettanto; talché fra il letto, un cassettone, un tavolino, un canapè e cinque seggiole, mi rimane appena posto dove posare i piedi. All'eccezione della sua piccolezza non ha altri difetti; i padroni di casa mi paiono buone persone, ed io mi trovo molto contento e faccio conto di starmene in questo luogo finché il freddo o la voglia di mutare non mi cacceranno.
Come ti puoi immaginare la Spezia è luogo assai solitario di questa stagione. Vi sono altri sette o otto emigrati toscani con i quali vivo in perfetta armonia, senza buttarmi via; si trova qui pure il General Galletti, ex comandante la Giandarmeria Romana e Presidente dell'Assemblea. Ho desinato con lui tutti questi giorni e ricerco la sua compagnia nell'ore che vo a spasso, essendo egli noto perla sua integrità e perla coltura della mente. Fra i Toscani che sono alla Spezia, due o tre li conosceva prima,