Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <335>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 335
Questa mattina è morto il famoso Bonfil di mi colpo apopletico, mentre ieri, tutto gaio, venne a chiedermi i miei ordini per Londra per ove si disponeva a partirà.
A S. Andrea per quest'anno il destino mi perseguita. Già saprai che ho colà il Pre­stanti e il nuovo fattore Galli morenti, sicché tutte le faccende della fattoria erano disimpegnate dal solo sotto-fattore Auzzani, uomo onesto e attivissimo. Ieri, nel tor­nare dai poderi di Pesa, gli si ombreggiò il cavallo in S. Casciano e cadendo con esso e sotto di esso si fratturò una gamba, per cui, andando anche le cose benissimo, rimarrà incapace di far nulla per tre mesi almeno.
Dalla tua professione di fede e dalla tua opinione sull'opera di Gcofroy, tanto ventura quanto lo è il vangelo, conoscerò cosa sei diventato. .
Si legge nel Nazionale del 27 settembre 1849, n. 210: Ieri è morto improvvisa­mente di un colpo apopletico Bomfil, già speculatore in diverse imprese, poi creato in Toscana Conte di S. Giorgio, e fra noi per molti titoli notissimo.
LXXHI,
Spezia, 6 ottobre 1849.
Caro Babbo Ieri l'altro ti stavo scrivendo una lunga lettera, quando fui sorpreso da una violenta febbre che mi si sviluppò quasi istantaneamente e con grande inten­sità. Fui costretto a mettermi a letto e passai un orribile nottata. Ieri ancora mi seguitò fortissima tutto il giorno, ora con freddo, ora con caldo. Oggi sto bene assai; mi sono levato ed ho ripreso le mie abitudini, solamente digiuno anche per questo giorno giac­ché è questo per me il rimedio universale. Ho la testa sempre un poco confusa e perciò non posso scriverti a lungo. La lettera che ti avevo preparata era scritta assai male e incrociata, cosicché questa mattina mi sono accorto che difficilmente si sarebbe * potuta leggere e che la fatica di leggerla non sarebbe stata compensata dal contenuto e l'ho strappata. Ti scrivo invece queste due righe alla meglio, tanto per oggi, riserbandomi a scriverti più a lungo domani o domani l'altro.
Ho ricevuto la carissima tua in questo momento con l'acclusami lettera di Vene­zia. Ti ringrazio tanto, come pure ti sono tanto grato d'avermi spedito la cavalla. Ti assicuro che contribuirà moltissimo a farmi fare del moto, lochè mi mantiene sempre in buona salute. Questa mattina ho infine ricevuto la lettera di Orazio che era rimasta a Genova. Ho fatto una quantità di premure per averla, tanto a Quartara, quanto alla posta e sempre senza frutto; infine mi è questa mattina piovuta dal cielo, senza che sap­pia chi ho da ringraziare. Appena mi sentirò un poco più rimesso gli scriverò subito, come gli ho promesso; ringrazialo intanto delle premure che si è dato per farmi perve­nire la cavalla. Se si decide a venirmi a trovare sarebbe bene che mi avvisasse un giorno avanti, ondo non mi trovassi assente7.
LXXIV,
Spezia, 10 ottobre 1849.
Caro Babbo - In tutte le COBO ho delle fasi che durano più o meno tempo, principal­mente poi in punto di scrivere lettere. A volte ne scriverei senza "fine, altre non mi riesce risolvermi neppure a far quello che da lungo tempo si attendono da me. Cosi mi segue in questo momento. Fino ad una settimana fa ne ho scritte un precipizio, ora mi sono arenato e ne scrivo poche, male e infretta. Così è successo per una lunga lettera