Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
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1939
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339
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 339
allo spalle); il lungo inoperoso soggiorno, fra il Mincio e l'Adige, che abbattè tanto il fisico e il morale dell'armata; la gelosia e l'orgoglio di molti ufficiali Piemontesi e loro partigiani; l'insufficienza dell'armata e dei mezzi; la diserzione di Napoli dalla causa nazionale, ecc., ecc. sono nulla di fronte a Mazzini, che non parlò prima della fine di maggio, e molto moderatamente anche allora, fino an'armistizio di Milano. False e bugiarde sono poi le asserzioni che i repubblicani non si siano battuti; di fronte ai trista fatti dell'armata piemontese, di fronte a Milano e Novara, il partito può orgogliosamente citare la sua caduta a Brescia, a Venezia, a Roma. Qui bisognò cedere alla forza dopo aver fatto il possibile e dopo tratti d'eroismo che onoreranno il secolo nostro nella storia; là non si salvò neppur l'onore militare. Vi è la solita,stolta accusa all' Italia centrale di non aver concorso a Novara, accusa gesuitica e di mala fede poiché tutto il mondo sa che la guerra fu dichiarata senza concerto e senza darne avviso, ne a Roma, ne a Venezia, ne a Firenze; nonostante quei governi fecero proclami del tutto favorevoli al Piemonte e misero in moto tutte quelle truppe che poterono. I Romani, dieci mila uomini erano già a Fano; i Toscani alla frontiera; i Veneti combatterono e sforzarono a bombe il passo di terraferma. Chiunque ha buon senso sa che in cinque giorni, che tanto durò la campagna di Novara, non si muove un'armata, nò tampoco si va da Firenze, da Venezia o da Roma a Novara; ma questo non conta per gettare a un nemico delle improperie in faccia; per illudere gl'ignoranti tutto ò buono, il buon senso non occorre.
Il Piemonte temendo che il partito repubblicano guadagnasse terreno, dichiarò la guerra; volendosi riserbare e non impegnarsi a riconoscere i governi, volle essere solo e solo fu battuto. Disgraziatamente gli altri erano troppo deboli e furono assaliti da troppi nemici interni ed esterni.
Il Sigi Geofroy poi fa vedere che non ha capito per nulla la Costituente, e da questo ne induce che nessuno vi capisce; mentre l'idea è delle più semplici. .Far la guerra tutti uniti col patto che a guerra vinta un'assemblea venisse a statuire intorno all'organizzazione della Nazione. Sono convinto che ha capito su questo particolare benissimo, ma non gli tornava conto, perchè non era tanto facile combatterla quando non si voglia ammettere il diritto divino dei regnanti. Insomma, non volendo scriver troppo a lungo, bisogna che passi di volo sopra la storia della rivoluzione di Roma e di Firenze. I fatti sono per la massima parte falsati, gli uomini sono giudicati dalla fede dei giornali che gli hanno fatto opposizione. Non nego alcune violenze e improntitudini, non nego che dei birbanti sieno venuti a galla; ma quelli sono mali che accompagnano sempre tutte le rivoluzioni e la nostra è quella certamente che ne offre minori esempi. D'altronde* quando una nazione, per essere, ha bisogno di una rivoluzione, bisogna pure sapere subirne gl'inconvenienti, come per guarire d'una piaga si brucia con la pietra infernale, cosa che per se stessa non e piacevole, ma che per l'oggetto di vivere si trova conveniente adoprare.
Io sono convinto che per costituire la nazione italiana indipendente, unita e Ubera, ci voglia una rivoluzione; poiché senza di questa, con i mezzi legali, non si caccerà nò il tedesco, né il potere temporale del Papa. Come voglio che la nazione si costituisca, così voglio la rivoluzione. Non applaudisco alle violenze ecc., le subisco per lo scopo al quale hi rivoluzione è rivolta. Tanto meglio se la rivoluzione ai farà accompagnata con minor numero di quei mali che ingenera necessariamente, ma non cesserò di desiderarla e di fare i miei sforzi per attuarla, dovesse essere accompagnata dal terrore del 93 o peggio. Questa è stata sempre la mia fede politica* ed in questa vera fede spero vivere e morire