Rassegna storica del Risorgimento
FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno
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1939
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pagina
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340
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340
Mano Nobili
Mi rimane a dirti qualche parola intorno Mazzini. Tu mi dici che io non sono mai stato mazziniano e che ti sorprenderebbe dolorosamente che lo fossi divenuto. Da sei o otto anni conosco Mazzini per corrispondenza, da nn anno e mezzo lo conosco personalmente, gli ho stima di uomo onestissimo e di virtù tale come rari esempi ne offre la nostra età; gli ho stima di uomo di pienissima buona fede e di capacità non comune; gli trovo poi lo stesso difetto che a Balbo, a D'Azeglio, Gioberti ecc., cioè quello di essere uomo sistematico per eccellenza. Lo scopo, secondo il mio modo di vedere, deve restare sempre invariabile, il modo di conseguirlo deve adattarsi alle circostanze. La scuola del Balbo vuole che il movimento rigeneratore si propaghi dall'alto al basso, il Mazzini lo vuole dal basso all'alto.
Questa durezza di sistema dei mezzi di conseguire lo stesso scopo, la rimprovero ad ambedue queste scuole e sono partitante del movimento, sia che ai propaghi dall'alto o dal basso o di traverso. Se Mazzini fosse stato più pieghevole sopra questo argomento, sarebbe riuscito per l'Italia un uomo praticamente molto pia utile.
La ragione per la quale io non sono strettamente legato con lui è appunto questa, che io non posso, né voglio riguardare come nemiqjl e ripudiare avversari e combattere l'opera di quelli che mirando allo stesso scopo v.ogliono valersi di mezzi divèrsi da quelli che egli predilige e crede indispensabili. In appoggio delle mie opinioni intorno a Mazzini mi piace citare le parole di Lesseps, autorità certamente poco sospetta di repubbìi-canismo. L'autore dei Matrimoni Spagnoli, l'agente diplomatico di Luigi Filippo, di Fallony e Baxrot non può in buona fede dubitarsi collegato con ì rossi. Nel suo libro intitolato Ma mission à Rome, egli scrive queste parole: ...aujourd' bui qu*il est tombe du pouvoix et qn'il cherche sana doute un asile en pays étranger, je dois rendre hoin-magc à la noblesse de ses sentiments, à la convinction de ses principes, à sa haute capacité, à son integrité et à son courage.
S Credo con questo di aver soddisfatto, alla meglio, a tutto quello che desideravi sapere intorno alle mie opinioni. Se vuoi sapere poi il mio parere intorno alle diverse forme di governo, ti dirò, che amantissimo, in tempi normali, dell'ordine, della quiete e del rispetto alla legge, poco mi curo della forma di governo, purché questa ammétta la discussione degli interessi comuni e la partecipazione dei cittadini alla confezione delle leggi. Sia repubblica, sia .principato su queste basi stabilito, poco m'importa* benché, quando si voglion distrutti ed aboliti i privilegi, sia più logica la forma repubblicana, che non riconosce ad una famiglia il diritto ereditario di occupare la prima carica dello Stato.
Spezia, 25 ottobre 1849.
Caro Babbo Ieri l'altro ti scrissi una lunga lettera, che non ti ho mandato avendo l'intenzione di ricopiarla; vedo bene però che se non te la mando così, sarà difficile che ti pervenga di qui a qualche giorno. Mi sono deciso perciò a spedirtela tale quale essa fu concepita e venne al mondo l'altra sera tutta in una tirata. Il carattere è brutto e durerai fatica a leggerla, lo stile è poco di buono e avrebbe bisogno di essere molto corretto; come però non si tratta di cosa da pubblicarsi, ma di poche parole dalle quali devi rilevare il mio modo di pensare, Epero che sarà riuscita sufficientemente chiara.
Ho sentito con vero dispiacere la morte del povero fattore Galli e la cessazione di Orazio dalle sue funzioni nella Strada ferrata, questo lascerà un gran vuoto nelle sue abitudini e non credo che ridonderà punto in suo vantaggio sotto tutti i rapporti.