Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <341>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 341
Mi fece piacere quanto mi dicesti nella tua ultima lettera rapporto al sigillo di una lettera che mi avevi rimessa il giorno avanti; dubitavo, anzi ritenevo per certo, che quella lettera fosse stata aperta; benché si trattasse di lettera non compromettente ed assolutamente amichevole, nonostante questo* la cosa era per me affatto piacevole poiché l'apertura delle corrispondenze h una delle cose delle quali mi sento più geloso.
Dopo l'acclusa lunga lettera non mi resta altro da dirti fuorché pregarti di salu­tare la cara Mamma, partic olarmente, Orazio e tutti i villeggianti e darmi le notizie di Bastiano, se ne hai.
A queste due lettere, la prima delle quali fu, in parte, pubblicata da Mario Può ciani in Lettura, 1 aprile 1930, n. 4, Figure e cimeli del Risorgimento: Carlo Fenzi, purtroppo manca la risposta di Emanuele. La corrispondenza tra il padre ed il figlio è sospesa per oltre un mese, durante il quale Carlo fu in Toscana alla Villa di S. Andrea in Pcrcussina, dove la famiglia si riuniva per il ritorno di Sebastiano dall' I nghil terra.
certo che vi saranno state vivaci discussioni tra i due e che Emanuele non avrà mancato di ribattere le idee di Carlo, secondo i suoi principi liberali moderati che già conosciamo dalle sue lettere.
Se nella lettera del 21 settembre Emanuele annunzia che sta leggendo un'operetta di L. Geofroy e il 24 Carlo risponde ho ricevuto Vopuscolo del Geofroy, è da supponi debba trattarsi di un estratto dell'articolo pubblicato sulla Revué des deux Mondes il 1 aprile, e forse di quello stampato a.Firenze, coi Tipi di Giuseppe Mariani, 1849, traduzione con note riguardanti specialmente gli ultimi fatti toscani fino al 12 aprile. Tale traduzione, troppo libera e che esagera, con spirito di parte, i già esagerati apprez­zamenti dell'autore dell'articolo, se poteva contentare e soddisfare il vecchio Fenzi, era naturale che non trovasse eguale accoglienza nel giovane che conosceva la storia della rivoluzione per averla vissuta nell'ambiente democratico e per averla discussa poi con i fuorusciti. E pur vero che il Geofroy si trovava in pieno accordo con Mas­simo D'Azeglio del quale, nel suo articolo, faceva i più grandi elogi, tanto per la sua opera prima della rivoluzione, quanto per la sua partecipazione alla campagna, ma specialmente per le sue due ultime pubblic azioni! Timori e speranze, Torino, 1848 e Ai miei elettori di Strambino, Torino, 8 gennaio 1849. Ma il Geofroy e il D'Azeglio, pure colpendo la parte democratica, repubblicana, riconoscevano entrambi che molti dei guai accaduti erano da attribuirsi ai moderati.
Il D'Azeglio scriveva (Timori e speranze, XVI): Qual era il problema che si pre­sentava a coloro che volevano la indipendenza e la libertà? Eccolo. Data la nazione italiana divisa in sette Stati, priva di forza materiale d'eserciti, armate ecc., priva d'energia, di senso nazionale, discorde, corrotta da governi che cercavano la loro sicurezza nella sua abbiezione, trovar modo di condurre i detti governi a concedere que­gli ordini che ridonano energia, concordia, forza morale e materiale e con queste forze vincere poi l'Austria e rendersene indipendenti. Così la pensava ancora il vecchio Fenzi. Più sotto il D'Azeglio, nel far rilevare che si son sempre fuse tutte le rivolu­zioni, e che [la parte moderata] le ha sempre condotte a termine perchè il termine necessario d'ogni rivoluzione è la transazione tra due principi, era d'accordo con Carlo che pur di conseguire il fine accettava il movimento da qualsiasi parte venisse e lamentava la divergenza delle due scuole* del Mazzini o del Balbo, che, non avvicinan­dosi, avevano indebolito il movimento dell'indipendenza e dell'unità d'Italia.
I partiti ai combattevano accanitamente .nel 1849, accusandosi a vicenda dà disastri, ormai avvenuti e per il momento irrimediabili ; ma queste lotte erano incomin­ciate molto prima e proprio quando, per combattere e vincere 1 nemico comune, era richiesta l'unione di tutti. 11 nemico, che conosceva gl'italiani meglio che essi stessi non si conoscessero, aveva sperato in queste lotte. Il Radcstky le aspettava e le presagiva dichiarandole: i suoi allea ti .
Le discordie palesi ed occulte vennero. Vennero quello ira gli Stati, che, trascinati volenti o nolenti alla guerra, cominciarono presto a ritrarsene; venne l'Allocuzione di Pio IX del 29 aprile 1848, venne il richiamo delle truppe napoletane da parte del Borbone; ma non mancarono le discordie e le lotte tra i partiti.