Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <342>
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Mario Nobili
II Geofrov scriveva che il partito avanzato basava la sua forza su pochi uomini che si facevano valere più con. le parole che con i fatti ed attaccava la politica mazzi­niana e Mazzini stesso, fondando le sue accuse su quanto scriveva, in quel tempo, Vincenzo Gioberti nel Saggiatore su Mazzini, sempre lontano dai pericoli, sempre pronto ad aizzare gli Italiani ad imprese arrischiate e sempre inutili come effetto immediato. U Geofrov lo descrive arrivato a Milano, ormai libera e sicura, dove commenta à intriguer sur les derrières de Varmée italitmne e à saper, lui Vunitaire pur, la réunion de la Lombardie avec le Piémotu e a combattere Vambition du roit Charles Alberi.
Il Mazzini, è vero, fece conoscere apertamente le sue idee soltanto il 20 maggio con la pubblicazione del suo giornale L'Italia del Popolo., ma non si pud dire che non si adoprasse a combattere tutto quello che poteva essere fatto dai piemontesi. Un'oc­chiata all'edizione nazionale dei suoi scritti (Epistolario, v. XIX) ci fa conoscere la sua azione in quel periodo. Arrivato a Milano il 7 aprile 1848, il 9 scriveva a Giuseppe Lamberti a Parigi: Il Governo [provvisorio di Milano], meno tre buoni. Correnti, Porro e Guerrieri, è debole; pende alTalbertismo; eoo. molti delle alte classi; v'è un partito repubblicano forte e deciso non bisognoso che d'organizzazione. M'occupo di darla. E se un fatto brillante non viene a dare un'occasione propizia a Carlo Alberto, forse vinceremo (pp. 9798). In altra lettera dell* 11 aprile a Emilia Hawkes a Lon­dra, dopo aver parlato delle aspirazioni albertiste e del partito repubblicano che egli organizzava, in vox post-scriptum aggiungeva: Dite a vostra madre che non permetterò che si combatta, a meno che non ci sia sconfitta. (Teli your Mamma that I shall bave no fighting unless a defeat occurs (p. IH). Ed a Giorgio Sand il 13 aprile: La cause de notre indépendance est désormais assurée; la question politique commence. Nons combattons ici sous notre vieux drapeau de l'unite républicaine. Charles Albert intri-gue de son coté; il s'appuy e sur une fraction de notre Gouvernement provisoire. Reus-sira-til ? Je n'en sais rien, je sais que nous lntterons; que le parti répnblicain grossit chaque jour; et que nous avons pour nous Dieu et le bon droit (p. 116). Il 1 maggio non mancò di far sapere al generale Giacomo Filippo De Maester a Lugano: Tento organizzare il partito nostro, e spero riuscirvi. E forte abbastanza, ma combattuto da un' idea d'opportunità di calcolo momentaneo, alla quale cede di soverchio. Qui il segreto del partito Albertino sta tutto nel rompere il provvisorio e passare alla deci­sione nella forma del Governo, pendente la guerra, perchè la paura d'essere abbando­nati, ridurrebbe i più a votare per lui. La nostra è quella d'impedirli e andar sino alla fine della guerra (p. 156).
Il Mazzini, unitario, ad una proposta di avvicinamento a Carlo Alberto aveva messo delle condizioni: che il Re rompesse apertamente qualunque legame diploma­tico, qualunque unione con gli altri Principi, che firmasse un proclama che desse all' Italia l'unità assoluta e spodestando tutti gli altri Principi italiani: we shall be soldiers under bis banner: se no, no. (solo allora saremo soldati sotto la sua bandiera: se no, no). Così scriveva nella lettera già citata ad Emilia Hawkes (pp. 113114).
Intanto combatteva l'unione della Lombardia al Piemonte e creava ostacoli al pronunziamento della Lombardia su questa unione a mezzo del suffragio universale: mais le suffrago universel ne fait pas toujours les affaires des rhéteurs, scriveva Geofroy; ed il Mazzini alla madre il 5 maggio V'è un intrigo dico intrigo, perchè se fosse il voto puro, spontaneo del paese non direi nulla v'è un intrigo per Carlo Alberto che disonora lui e quei che lavorano per lui. Se riuscirà non so; ma certo è che se riesce per le vie legali, tutti si sottometteranno al voto del popolo; se illegalmente, per sorpresa, si corre rischio di guerra civile. E la questione della legalità o illegalità sta in questo che il paese sia chiamato a dare il suo voto con un'Assemblea Costituente al finn- della guerra (p. 162). Ma se venissero eventi improvvisi, io non vivrò sotto la monarchia (p. 162).
La conclusione: lotta contro Carlo Alberto; repubblica contro monarchia e tutto questo mentre il nemico si rafforzava sempre più per prendersi la rivincita. Si temeva che una vittoria di Carlo Alberto colpisse l'organizzazione del partito repubblicano e le sue mire, per questo non si voleva aiutare l'esercito piemontese, non si voleva com­battere se non dopo una sua sconfitta per cominciare la guerra di popolo, non si voleva l'unione della Lombardia col Piemonte e conseguentemente il regno dell'alta Italia, con l'idea che questo facesse tramontare l'unità italiana. Intanto Au lieu de s'orga-niser et d'aller an feu, la jeuncsse milanaise passa son temps à écouter les bavardagc* des coryphées républicaius, à disscrter sur l'excellonce du système unitaire compare au