Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <343>
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Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1B49 343
systèmc fédératif, et a tonuer contre l'ambition du roi Charles Albert (Jcofroy). Infatti, meno poche lodevolissime eccezioni, dopo l'eroico sforzo delle cinque giornate* la gioventù rimaneva inerte contentandosi di armeggiare politicamente: albertisti contro repubblicani, repubblicani unitari contro repubblicani federalisti, discutendo prò e contro l'unione al Piemonte, di suffragio universale, di Assemblea costi* tuente, ecc. Tutto questo aspettava Radetsky ed a tutto questo si aggiunse la poca esperienza militare e politica di Carlo Alberto, dei suoi generali e del suo Governo.
La campagna del 1848 terminò con la disgraziata difesa di Milano tentata da Carlo Alberto, contro l'opinione dei suoi generali, il 4 agosto. Mazzini nel pomeriggio del 3 era già a Bergamo e si iscriveva soldato semplice nel battaglione Anzani. A Bergamo parlò al popolo: Ricacciamo il barbaro là d*onde venne. Salviamo il paese, proviamo l'onnipotenza di un popolo che ha giurato esser libero, e non temiamo il resto. I sacri­fici che noi compiremo avranno compenso nel futuro. Ogni uomo che verrà a porsi nelle file dei combattenti crescerà un difensore ai nostri diritti di cittadini. Nessuna potenza potrà fare schiavi gli uomini che avranno, in nome della bandiera nazionale* vinto due volte un esercito (vedi a p. 270-271 dal*Epistolario cit.). Il 4 mattina la colonna Anzani partì e per Morate giunse a Monza il 5, dove, saputo che Milano aveva capitolato, non senza gridare al tradimento di Carlo Alberto, si ritirò su Como. Mazzini il 9 agosto aveva già passata la frontiera. Il Geofroy dal canto suo scriveva: Quand M. Mazzini vit la déroute de l'armée piémontaise, croyant apparemment, suivant son expressìon, que la guerre des rois Start finie et que celle du peuple allait commencer, il jeta sa piume et son journal et saisit le mousquet... Mazzini se proclama bruyamment milite di Garibaldi, puis, conune Radetsky s'approchait, le grande-prètre de Videe vint à penser que, s'il lui arrivait malhenr, le peuple et la postérité pourraient bieu lui demander un compte sevère de son imprudence. Il crut que son premier devoir était de se réserver pour les jours raeilleurs; sans prendre cenge de son capitarne, il se sauvà à Lugano....
Mazzini ridiscese in Italia nel 1849 quando seppe che a Roma ed a Firenze, fuggiti il Papa ed il Granduca, vi si erano installati dei governi democratici. A Firenze parlò di repubblica, ma non ebbe fortuna col Guerrazzi; a Roma, finalmente, trovò già proclamata la repubblica del popolo.
In Piemonte, Carlo Alberto, trascinato dai partiti democratici, denunziò il 12 marzo l'armistizio del 9 agosto 1848, mentre lo stato di guerra doveva incominciare a mezzogiorno del 20. Cosi fu, ma il 23 l'esercito piemontese fu vinto a Novara. La disgraziata campagna era finita.
Cosa avevano fatto i governi democratici di Firenze e di Roma?
A Firenze fu conosciuta, ufficialmente, la denunzia dell'armistizio il 15. Il Governo provvisorio emanò un Proclama ai Toscani: I piemontesi scendono alle vendette d'Italia; essi non ci hanno detto: accompagnateci, ma invece: seguiteci. Viva Piemonte! Quando non ci facesse appello l'onore* l'interesse chiamerebbe ogni figlio d'Italia sopra il medesimo arringo, e prosegue chiamando i toscani a concorrere alla guerra con denaro ed uomini (15 marzo). Il 16 fu emesso un decreto per un imprestito coatto per provvedere alla causa nazionale e una circolare del ministro Franchini intimava agli stu­denti di costituirsi in battaglione universitario, mobilizzarsi ed accorrere alla guerra. Il 21 un proclama del gonfaloniere Peruzzi invitava i cittadini ad iscriversi nei ruoli dei volontari per rispondere alla chiamata della Patria. Il 23 arrivavano 800 legionari livornesi, muniti di artiglieria, ma... non per andare in Lombardia, bensì in Casentino e in Val d'Arno superiore per reprimere i moti reazionari che vi erano scoppiati, e là legione infatti parti per la Val di Chiana il 24. Non un soldato, né un volontario organizzato parti per la Lombardia e neanche per la frontiera settentrionale toscana. Solo il 28 furono conosciute le dolorose vicende dell'esercito piemontese, ed il Municipio fiorentino chiuse i ruoli d'iscrizione dei volontari; vi si erano iscritti cinque individuili Ma Firenze, in quel tempo aveva altro da pensare che alla guerra di liberazione: il 12 erano incominciate le operazioni per le elezioni all'Assemblea costituente; il 16 erano arrivati i delegati dell'Assemblea costituente di Roma per affrettare l'invio dei deputati toscani alla Costituente Italiana e per compiere la fusione tra Roma e Firenze. Il 19 giunse altra Deputazione romana, quella del popolo, capitanata da Ciceruacchio, che fu accolta con grandi feste e discorsi sull'unione dei due popoli, sulla proclamazione della repubblica e sulla Costituente Italiana. Finalmente il 25 ebbe luogo la solenne apertura dell'Assemblea toscana; il Montanelli parlò, ma non pronunziò una parola