Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <344>
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Mario Nobili
che facesse sperate l'intervento dei toscani alla guerra; 'è da notare che la disfatta di Novara non fu conosciuta dal Governo provvisorio che il giorno 27, Il Guerrazzi ci racconta nella sua apologia, che in quei giorni la discordia imperava in Toscana nello stesso partito democratico: i repubblicani lo accusavano di essersi opposto all'unione con Roma ed alla proclamazione della repubblica per le sue aspirazioni alla restaurazione del principato; ma nella notte, tra il 27 e il 28, Guerrazzi vinse la partita e fu investito del potere esecutivo.
A Roma, il 15, Mazzini si lamentava all'Assemblea che lo stato dell'esercito non. è quale il tempo vorrebbe. Il IJ fu comunicata la denunzia dell'armistizio austro-piemontese all'Assemblea costituente* ed accolta da grida di Viva la guerra. II Cernuscbi gridò; Si fa la guerra italiana senza che Roma lo sappia al che l'Erco-lani prontamente rispose: Noi andremo alla guerra e lo sapremo sul campo. Il 18 parlò Mazzini, con grande entusiasmo, della guerra, di fraternità d'anni e del modo di vincerla. Fu decretata la mobilitazione degli abili, dai 18 ai 20 anni, della Guardia Civica; fu costituito un Comitato di difesa a... Civitavecchia (cosi il Comandini, Ulta-Ha nei Cento anni) il 22 la Costituente decretò la formazione di un battaglione univer­sitario e il 25 un Triduo solenne alla Divinità, in Roma e nello Stato Romano, per implorare la benedizione del Cielo sulla guerra italiana. Non resulta alcun concentra­mento di nugnaia di uomini a Fano, pronti a marciare contro il nemico se la campagna fosse durata qualche giorno ancora.
In definitiva né Toscana nò Roma furono in grado di inviare verso 11 settentrione d'Italia un sol battaglione, perchè i 15.000 uomini che Roma aveva sotto le armi bastavano appena ai bisogni dell'ordine interno della Repubblica e i 6000 di cui dispo­neva il Governo provvisorio toscano non si potevano considerare soldati. Infatti L'Alba* giornale democratico, all'annunzio della disdetta della tregua di Milano scriveva di non vedere in Toscana quel nerbo d'armati che avrebbe dovuto offrire all'Italia.
A Venezia, l'eroica città assediata, il generale Pepe, in quei giorni, combatteva contro gli austriaci, occupando Conche (21), perdendolo il 22 e riprendendolo il 24.
Brescia il 23 iniziava le sue dieci eroiche giornate di lotta.
LXXIX.
Spezia, 25 novembre 1849.
Caro Babbo Appena arrivato alla Spezia scrissi subito ad Orazio per lo che sarai già informato del mio felice viaggio e del mio arrivo in questo luogo fino da mar­tedì scorso. Io sono sempre stato benissimo e per quanto ho saputo dalla lettera che ricevei giorni sono da Bastiano, lo stesso è accaduto di tutta la famiglia.
Dietro l'amnistia di cui mi fu, non so da chi, rimessa una copia ieri l'altro, molti Toscani sono partiti per rimpatriare, molti aspettano la nota degli esclusi o si riserbano a rientrare quando avranno visto qual'è il contegno del Governo verso quelli che primi ritornarono. Nessuna di queste ragioni è quella che mi ritiene fuori. Altre volte tif parlai a lungo sopra questo soggetto e non starò ora a tornarvi; vedo bene che non posso ora effettuare il mio progetto di non rientrare finché dura l'attuale stato di cose. Se non avessi avuto famiglia o se ne avessi avuta una che mi avesse mostrato meno affezione, lo avrei fatto. Come le cose stanno sento però il dovere di tornare in breve nel seno della famiglia e non mi riserbo che due affari da sbrigare prima di farlo. Uno di questi mi costringerà facilmente ad andare a Torino. Conto ancora di farti un piano del modo col quale mi parrebbe potermi meglio utilizzare e questo te lo rimetterò nella corrente settimana o al principio di quell'altra.
Il decreto di amnistia fu firmuto dal Granduca Leopoldo II il 19 novembre 1849.