Rassegna storica del Risorgimento

FENZI CARLO ; FENZI EMANUELE
anno <1939>   pagina <349>
immagine non disponibile

Corrispondenza tra Emanuele e Carlo Fenzi nel 1849 349
Non sono andato né a Torino né a Genova perchè, fatto i miei conti, non ci entravo. Alla meglio ho accomodato le cose per lettera.
Non ho risposto posta corrente alla tua lettera del 7 perchè ne aspettavo una da Orazio al quale avevo scritto contemporaneamente intorno al progetto che ti feci. Ieri ho ricevuto la sua lettera ed oggi mi accingo a rispondere ad ambedue.
In primo luogo mi è dispiaciuto molto che tu non abbia parlato con Orazio, mostran­dogli la mia lettera* come ti pregava. II far leggere ad altri le proprie lettere dipende sempre dalla volontà di chi le ricevei peraltro si ha in generale dei riguardi alla volontà espressa dallo scrivente ed in questo caso m*interessava assai che, prendendo occa­sione della mia lettera, aveste insieme discusso questo affare. Mi dispiace molto ancora, perchè da ciò rilevo (o sembrami rilevare) che non siete in troppo buona armonia. Non puoi credere quanto mi accuori questo fatto. Dalla vostra buona intelligenza, molto più. che dal mio ritorno o da quanto mai io potessi fare, dipenderà sempre il benessere e la felicità della famiglia. Infine ho moltissima affezione per Orazio, molto più da poi che egli è infelice. L'ho studiato e lo conosco bene. Egli è pieno di buone qualità, di capacità e di buon cuore, comunque, pei suoi modi, possa apparire il contrario. Sempre più perciò mi rincresce di vedere fra voi due della freddezza. Con nulla o almeno con pochissimo, potresti guadagnare il suo amore e togliere quest'urto, che più o meno è sempre esistito, mostrando cioè di avere per esso quella stima e quella fiducia che merita. Scusa se mi sono dilungato sopra questo argomento, ma vi tornerò sopra molte altre volte, con ambedue, poiché lo stimo, come diceva, di vitale importanza per il benessere di tutta la famiglia.
Tornando al progetto che io ti feci, mi dispiace che tu non l'abbia abbracciato subito. Io ho studiato me stesso assai bene e mi conosco e conosco le circostanze nelle quali mi trovo. Credimi che per ora è la sola cosa che mi possa bene riuscire di più mi tiene lontano da Firenze, dove non vorrei trovarmi per ora. Questo non impedi­rebbe che col tempo mi occupassi d'altre cose. Intanto starei a S. Andrea durante l'inverno; poi viene la primavera e si starebbe là tutti insieme e, a estate, poi vi sarebbe forse mezzo di prendere altre disposizioni. Io so bene che se non vuoi mi toccherà a fare diversamente e la mia docilità farà sì che starò contro ogni mia volontà a Firenze, facendo nulla al solito. Tu avrai il vantaggio di avermi tutti i giorni a tavola a fare delle discussioni politiche più o meno burrascose. Non so se questa unione materiale potrà fruttare molto vantaggio per quella unità e per quella azione concorde che giustamente vorresti stabilire.
Frattanto* prima di terminare, voglio metterti sottocchio alcuni fatti passati, dai quali potrai rilevare chi di noi due avrebbe meglio indovinato quello che poi è accaduto. Nel 1840 ti chiesi di andare all' Università a compiere quegli studi che avevo cominciato* tu non volesti consentire, vi andai due anni più tardi; cosa feci? che mi fruttarono questi due anni? Terminati i miei studi* conosciuta la probabilità d'una prossima guerra* ti chiesi di lasciarmi andare a servire in Piemonte, dove il D'Azeglio mi prometteva il suo appoggio e dove sarei in breve passato ufficiale di artiglieria; tu negasti il tuo consenso ed a me toccò andare alla guerra volontario. Mi negasti l'anno scorso la stessa cosa che io ti chiedeva* sapendo bene che quella posizione sarebbe stata un onorevole rifugio contro le burrasche che soprastavano. Francamente chi avrebbe agito meglio in tutte queste circostanze?Tu mi hai negato tutto pei tenermi a casa e far di me un uomo d'affari secondo il tuo modo di vedere: ma questo è impossi­bile poiché ogni uomo nasce con un carattere proprio e con tendenze particolari. Infatti* nonostante hi tua ferma volontà e la mia pieghevolezza* non sei riuscito. Ora neghi