Rassegna storica del Risorgimento
1831
anno
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1939
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pagina
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355
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
LA POLEMICA FRA I PATRIOTI DEL 1831
Gli studiosi conoscono le lunghe e dolorose querele, fatte di accuse e di difese, di recriminazioni e di giustificazioni che, immediatamente dopo l'insuccesso della rivoluzione del 1831, si accesero e poi divamparono fra coloro che a quel moto avevano recato più. aperto contributo di opere e più viva passione.
L'insuccesso determinato da cause complesse alle quali qui non accenneremo Indusse gli sconfitti, o una gran parte di essi, a cercare responsabilità le quali, di solito, si fanno ricadere soltanto sulle persone e sui difetti delle medesime, mentre il più delle volte vi sono fattori più forti della volontà degli uomini che determinano gli accadimenti.
La polemica parve, sulle prime, rivolta principalmente a determinare fino a qual misura i liberali italiani fossero stati ingannati dalla famosa proclamazione francese del principio del non intervento; ma contemporaneamente la polemica stessa non trascurò di fare allusioni, sempre più aperte (fino a diventare specifiche accuse di tradimento), verso coloro che avevano dato prova di scarso spirito rivoluzionario, ed in particolare verso Pier Damiano Armandi ex ministro della guerra.
E noto anche che il Mazzini non volle essere estraneo alla polemica stessa; anzi e non poteva essere diversamente egli prese partito deciso accanto a quelli che erano stati gli uomini d'azione, e contro i dottrinari; e le Osservazioni del generale Sercognani che rappresentò la voce più ardente dei più ardenti rivoluzionari, videro appunto la luce nel fascicolo II della Giovine Italia.
Ciò fece il Mazzini non certo per simpatie verso il Sercognani, o, meno ancora per dare alimento ad una contesa che era pur sempre dolorosa, quanto piuttosto per affrettare la liquidazione di uomini (i dottrinari moderati) che, legati a pregiudizi ideologici e a metodi antiquati, sarebbero stati, anche in avvenire, di inciampo in quell'azione decisamente rivoluzionaria che era già nella mente del cospiratore genovese. Il quale non poteva, d'altra parte, rifiutare l'opera eventuale di uomini ardimentosi usciti allora dalla viva esperienza del combattimento.
Della polemica avemmo già occasione di occuparci altra volta (Ira Marcia su Roma del 1831, Milano, Moneta, 1931); e appunto in qucll'occazione ci parve dì dover indicare i due protagonisti maggiori della polemica stessa e non era certo una novità nei due conterranei, anzi nei due concittadini Giuseppe Sercognani e Pier Damiano Armandi, nati ambedue a Faenza, anche se dizionari e libri di storia ci danno, non di rado, 1*Armandi nato a Fnsignano.
Parlando appunto di quella polemica, non nascondemmo un certo senso di favorevole comprensione verso il Sercognani audace e valoroso generale della Vanguardia, e non esitammo a considerare l'Armandi come un ministro della guerra senza volontà di guerra, un rivoluzionario timoroso della rivoluzione, un uomo deleterio e fatale, anche se dotto in militari discipline, e anche se convinta di agire con dirittura al fine di evitare il peggio.