Rassegna storica del Risorgimento

1831
anno <1939>   pagina <356>
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Piero Zaino.
Le nostre opinioni parvero a qualcuno troppo decise* e nacque cosi una cortese polemica fra studiosi, quasi si dovesse dimostrare che anche le polemiche sia pure a distanza di cento anni precisi sono come le ciliege (vedi in particolare: Stalla nel Risorgimento del 1931, e Polemica di Bologna del 1931-32).
Siamo ora venuti in possesso di una lettera dell'Armandi, che riteniamo inedita, e diretta al Sercognani, che ci ha fatto ripensare alla polemica... storica, a quella cioè del 1831, perchè la lettera può in realtà essere considerata come un intermezzo della polemica predetta. In questa lettera che è del 7 agosto 1831, PArmandi rivela, ancora una volta, quel temperamento che già ci parve di conoscere e di delineare esattamente, e ripete quei suoi errori di valutazione nel giudicare coloro che egli non vorrebbe quali avversari, che si sforza di non vedere in tale veste, e che invece non potevano a meno di essere suoi avversari irriducibili tanto più che non avevano risparmiato né occa­sione né mezzo per farglielo sapere.
La lettera è, come abbiamo detto, del 7 agosto. Ricordiamo, a proposito di que­sta data, che 1*Armandi, fuggito premurosamente da Ancona, aveva riparato a Corro, e di qui per evitare recriminazioni di altri patrioti a Malta. Poi aveva abbando­nato questa isola, e dopo breve sosta in Isvizzera, era giunto in Francia nei primissimi giorni di agosto.
Ricordiamo anche che in Francia l'avevano preceduto il generale Grabinski, il Romagnoli di Forlì ed altri molti, e fra essi il Sercognani, che, lasciata Spoleto il 31 marzo, dopo disperati appelli per ottenere aiuti e rinforzi, era giunto a Bastia il 15 aprile, e 1 indomani a Tolone. Gli era stato compagno in modo particolare, in quei giorni, il marchese Ricci di Macerata, uomo per educazione e cultura molto lontano dal Sercognani, ma tuttavia aperto accusatore dell'Armandi, la condotta del quale era da lui pubblicamente qualificata proprio allora falsa ed inetta . Da Tolone il Sercognani raggiungeva Parigi, e prendeva alloggio all'Hotel Choiseul, dove appunto scrive al conte Laderchi di Faenza in data 7 maggio, e dove gli è diretta la lettera dell'Armandi che noi ora pubblichiamo:
Marsiglia 7 agosto 1831.
Amico e Collega Credo di potervi ancora chiamare con questo nome, quantunque da quanto mi è stato qui riferito voi abbiate e in parole e in iscritto mostrato ben poco riguardo per la persona mia, e pei sentimenti che da più di venti anni ci tenevano uniti. Mi costerà assai poco il confutare tutte le assurde e ridicole calunnie sparse dalle vipere del liberalismo, le quali non risparmiano ne (sic) voi ne gli altri bravi militari italiani che dopo, essersi generosamente sacrificati per la causa nazionale vengono ora così mo­struosamente ricompensali. Io farò conoscere questi oscuri e spregevoli sicofanti che diso­norano la patria e il partito a cui appartengono, e tuttavia scriverò con dignità e con moderazione, e mi guarderò dal seguire la bassa e vile condotta di citi mi provoca a que­sta lotta disgustosa. Chi ha per se la verità e la ragione non ha bisogno di calunniare l'altrui fama per salvare Ut propria.
Convengo purtroppo che le sventure inaspriscono gli animi e ci rendono ingiusti. Ma ricordiamoci che la causa della nostra patria non ò ancora decisa, che noi dobbiamo adoperarci tutti pel bene del nostro infelice paese, che male si serve a questo sacro dovere lacerandosi scambievolmente e presentando alla Francia lo spettacolo miserando delle nostre ridicole rivalità e delle nostre discordie.