Rassegna storica del Risorgimento

ROSALES, ORDO?O GASPARE DE
anno <1939>   pagina <369>
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Libri e periodici 369
uni versali tic a imperiale* alla concezione di un ente politico paragonabile entro i confinì della Penisola a anello che fu nel XIX secolo il concerto europeo nel campo intern azionale.
Riconosciuto come necessario il coordinamento delle direttrici politiche degli stati regionali, era naturale che entrasse nel campo delle realtà politiche il concetto del 1 Italia riunita sotto unico sovrano; nel passare dai politici del Medioevo a quelli del Cinque-Seicento, l'idea italiana viene prendendo i caratteri dello Stato laico e riacqui­sta funzioni europee come uno fra i più importanti oggetti della politica continentale mentre i teorici italiani si staccano dall' equilibrio italiano e diventano partigiani della preponderanza di uno Stato sugli altri come via, appunto, all'unificazione della Penisola, non più intravista come sogno, ma divenuta scopo definito della poli­tica. Intorno a Cario Emanuele I di Savoia si crea un insieme di desideri, di tendenze, di opere che, mentre dà impulso alla tradizione politica seguita poi dalla sua Casa per tre secoli, dimostra ormai esistente, anche nel piano europeo, il problema di una Italia che semplici pensatori o nomini politici vedono sempre più come soggetto nella politica europea.
L'Italia benché ancora divisa e dominata in parte da stranieri, comincia ad en­trare come concetto unico ed inscindibile anche nei piani politici della diplomazia europea eon le guerre di successione Dapprima diplomatici isolati, poi sempre più anche i governi, fanno i conti con l' Italia prescindendo dal vicereame di Napoli o dal Granducato di Toscana. La futura Italia è già una potenza mediterranea, su cui convergono gli sguardi anche dalla lontana Inghilterra. La Francia, quando s'impa­dronisce della Corsica, e I1 Inghilterra, quando vagamente dimostra il suo interessa­mento pei diritti di Casa Savoia sull'Isola, prendono posizione nel problema del Mediterraneo di fronte ad un'Italia una che già, sotto certi aspetti, esiste di fatto.
Le nuove dottrine filantropiche, la moda filosofica danno nuova veste a concetti che ormai erano già maturati: nasce così il pensiero politico italiano del '700 nel quale, sotto forme più o meno involute, più o meno retoriche, più 0 meno economiche, l'idea unitaria diviene fondamentale e caratteristica.
Dello sviluppo dell'idea unitaria dal 1700 al 1815 il Rota ha raccolto i documenti alcuni già notissimi, i più, se non sconosciuti, trascurati - in questo bel volume pensato come un'antologia scolastica, ma che è molto superiore allo scopo.
Notevolissima la prefazione. Dopo aver brevemente ricordato lo svolgersi della idea unitaria nel pensiero dei filosofi del XVIII secolo* l'A. osserva che la rivolu­zione francese fu per noi causa di regresso; in quanto, mentre rese di dominio univer­sale il problema nazionale, ne alterò le basi: da sacrificio, da dura conquista, da do­vere che erano, fece diventare l'unità e l'indipendenza un dono, una concessione, una grazia; il problema nazionale, poi, divenne tutt'uno eoi problema sociale. L'illusione che la Francia perchè repubblicana avesse rinunziato al programma di predominio europeo in q*uanto questo e le guerre combattute per realizzarlo appartenevano alla monarchia e alla tirannide e non alla Francia doveva essere pei patriotti causa delle prime disillusioni. Ben presto infatti si vide che le belle parole di Napo­leone erano solo parole e che l'Italia era una pedina nel giuoco diplomatico-militare della nazione francese, la quale, repubblicana o monarchica, assolutista o costituzio­nale, seguiva, ormai dai tempi di Francesco I, una linea di politica estera che doveva condurla ai recentissimi avvenimenti di Spagna e di Cecoslovacchia.
È stato già osservato quanto l'illuminismo e la rivoluzione francese abbiano tenuto in poco conto la storia. I giacobini italiani, fra i quali non mancarono, almeno in alcuni ambienti, persone di allo ingegno, anch'essi non tennero alcun conto dell'espe­rienza del passato e credettero sinceramente che la Francia, perchè si era data un nuovo governo, fosse divenuta un'altra, senza pensare che, alla perfine, il popolo che aveva pagato con denaro e con sangue le guerre di Luigi XII, o di Francesco I o del Re Sole era pur sempre il medesimo.