Rassegna storica del Risorgimento

ROSALES, ORDO?O GASPARE DE
anno <1939>   pagina <370>
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370 Libri e periodici
La disillusione rischiarò le idee a molti e produsse un rafforzamento della tendenza nazionalista fra i patriotti italiani. Già nel 1814 un francese molto scaltro, il Fon­one, osservava che in tutta l'Italia la parola indipendenza aveva acquistato una forza magica. La trasformazione dal giacobinismo alla francese al giacobinismo italiano era avvenuta durante Pirapcro, quando si era visto che Napoleone aveva subordinato fìnanco i lavori stradali agli interessi francesi.
Ormai, però, il male era fatto. La convinzione che 1* indipendenza dovesse venire da fuori era radicata: si sperò nell'Austria, nell* Inghilterra, nello Zar... ma 1*impresa di Gioacchino Marat ebbe la sorte che conosciamo. Napoleone non aveva unito 1* Italia e quindi il regionalismo fu pronto a risorgere. Indipendenza e libertà, malamente confuse in un problema dottrinario, astratto dalla realtà politica, divennero un affare locale. Le due masse maggiori che anche per legge fisica potevano aspirare all'ege­monia in Italia, il Piemonte e Le due Sicilie, agirono separatamente quasi per una in­confessata riserva mentale di Torino e di Napoli a rivendicare per so le sedi ministe­riali del futuro Stato italiano, mentre gli Stati dell' Italia centrale, compresa Roma attratti da forze pari a sud e a nord, stavano fermi. E gran merito dell'incapacità politica ereditaria nei discendenti di Carlo III aver fatto si che l'attrazione morale e quindi politica, di Napoli si riducesse a nulla a tutto vantaggio della Casa di Savoia.
Le condizioni per un Risorgimento italiano iniziato dal Mezzogiorno esistevano: ne sono prove, per citare a caso, Vincenzo Cuoco, precursore, col Saggio e col Platone* della tesi giobertiana del Primato e, massima, Garibaldi il quale intuì la necessità di salire dal Sud per fare l'Italia. L'impresa garibaldina avverò in certo modo quanto l'Alfieri aveva scritto nel 1785: L'Italia... non potrà certamente andare a lungo senza riunirsi almeno sotto due soli principi- che, o per matrimoni dappoi, o per conquista, si ridurranno in uno.
Ma Vincenzo Cuoco aveva un bel criticare i giacobini nostri, servili verso i fran­cesi, tremendi verso i tiranni italiani... a parole. In Italia molto si viveva di parole ed il governo francese non fu restio dallo stimolare talvolta gì* Italiani alruso di molte parole grandi ma vuote; basti pensare alle idiozie che si scrissero a Roma da romani e- da francesi fra il 1798 e il 1799. Il mal vezzo divenne una forma mentis ed anche con le migliori intenzioni, di sole parole fu fatta, nel 1813, la Costituzione dei G. I. A" D" U" i cui articoli 54, 55,62 bastano da soli a far capire quanto il redattore fosso imbevuto di màssime senza sostanza.
Il Proclama di Rirnini nel 1815 non solo inizia il Risorgimento perchè dalle chiac­chiere passa ai fatti, ma perchè precorrendo tempi futuri, distingue nettamente i due termini del problema italiano: una costituzione degna del secolo e di voi vi garantisca la libertà, tostochè il vostro coraggio v'avrà garantita l'indipendenza ,
Il libro del Rota si presta come un breviario del pensiero politico italiano a molte meditazioni. Non esito ad affermare che la cultura storica dei nostri stu­denti è di indole troppo manualistica perchè essi possano trarre buon frutto da questo volume, il quale rimane però, per gli studiosi una raccolta preziosa.
C TRASSELLI
CABLO ZAGITI, La missione dei cittadini Guiccioli e Massari presso U Direttorio francese, 1796-1797. Ferrara, 1937, pp. 112.
Da fonti, archivistiche inedite è tratta la materia di questo volume, nuova oltre che interessante. L'A. studia un punto poco conosciuto della storia della Campagna d'Italia e cioè i compiti e i risultati raggiunti dalle ambascerie italiane al Direttorio. Trascura il problema delle aspirazioni unitarie e degli inizi del Risorgimento; ma im­plicitamente si ricavano dalle notizie pubblicate particolari assai istruttivi sulla