Rassegna storica del Risorgimento
ROSALES, ORDO?O GASPARE DE
anno
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1939
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pagina
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371
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Libri e periodici 371
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preparazione spirituale dei vari governi italiani piò o meno provvisori, alla conquista dell'indipendenza. Torna, alla mente di ehi legge, la tragica incomprensione del momento storico manifestata dai principotti tedeschi che nel *17* 18 pensavano solo ad assicurarsi ingrandimenti territoriali.
Anche nel 1796 le città italiane si sentirono trasferite in pieno Medioevo. Gli ambasciatori milanesi a Parigi si affannavano a combattete i diritti di Vittorio Amedeo alla corona di Lombardia, mentre il Senato bolognese pensava ad ottenere graziosamente le terre che Alessandro VI aveva tolto a Bologna per costituire la dote di Lucrezia Borgia; si destava così la gelosia di Ferrara. Il solo che non rappresenti una nota stonata è il Di Revel, ambasciatore sardo, che osa chiedere Oneglia e la Lombardia per Vittorio Amedeo; tali richieste, benché possano apparire fuori luogo, non rappresentano in fondo che il fatale corso della storia e testimoniano della linearità della politica dei Savoia da Carlo Emanuele I in poi*
Ogni estensione dell'ipotetico futuro stato bolognese non poteva verificarsi se non a spese dell'altrettanto ipotetico e futuro stato ferrarese. Intrighi, diffidenza, sorda ostilità, gara di democrazia fra ferrata e Bologna; Savioli e Aldini per Bologna, Guic-cioli e Massari per Ferrara contrastano a Parigi, mentre il Direttorio preoccupato solo delle proprie finanze, li pasce di buone parole e rimanda ogni decisione alla pace generale. Ferrara non vuol perdere la Bassa Romagna, Bologna pesca nel torbido dei fatti di Lugo; per non tornare sotto il Pontefice si meditano repubbliche e federazioni d'ogni sorta. Sembra impossibile che da tanto meschine piccinerie sia nata 1* Italia.
L*A. ha il merito non piccolo di aver messo a nudo a perpetua edificazione della democrazia la bassezza delle concezioni politiche dei primi democratici italiani. Basta pensare che frutto cattivo cresce su albero marcio e che albero marcio non pud dare buon frutto, per capire come lo Zaghi, il quale estende le sue ricerche oltre il breve episodio della deputazione ferrarese, porti indirettamente nuovi elementi a un problema che si Eh sempre più assillante: la rivoluzione francese fece del bene all' Italia e fu davvero spinta sine qua non al nostro Risorgimento? Quanto a Ferrara e a Bologna, dalla rivoluzione furono risospinte in pieno Medioevo e videro risorgere i famosi privilegi che qualche secolo di governo pontificio aveva sopito: cosi che le novità 'furono un salto indietro ansacene un passo verso l'Italia una.
C. TRASSBXLI
WILHELM DEUTSCH, DOS Wcrden des italimischen Staates; WienLeipzig, Wilhelm Braumuller Verlag, 1936, pp. 113.
Certamente, Wilhelm Dcutsch non si è proposto di scrivere né un libro per gli Italiani né un libro scientifico. Il suo sommario (egli ha cercato di costringere in 113 pagine tutto il Risorgimento italiano, nei termini già tradizionali compresi fra la caduta di Napoleone e il 20 settembre 1870) mira a dare ai Tedeschi una visione d'insieme del complesso movimento d'idee e di fatti che ha portato l'Italia a ritrovare la sua unità politica e dopo alcuni capitoli introduttivi (1. L'Italia prima e dopo il Congresso di Vienna. - 2. Dopo il 1816. - 3. Il primo Risorgimento e l'inizio della lotta contro l'Austria. 4. La letteratura politica) presenta le due correnti di pensiero che, secondo lui, si son contese la direzione del movimento unitario (5. Mazzini. 6.1 moderati), poi segue con l'esposizione del come il Piemonte si sia messo a capo di esso (7. Formazione della Sardegna. 8. Il 1848-49. 9.11 decennio di preparazione. 10. L'unità) e termina con alcune considerazioni generali riassuntive. Questo ho tenuto a porre in chiaro subito, perché se il lavoro fosse stato scritto per gli Italiani, o semplicemente con intendimenti scientifici, esso potrebbe considerarsi come mancato. Come divulgazione per gli stranieri, è accettabile, ma si sarebbe