Rassegna storica del Risorgimento

ROSALES, ORDO?O GASPARE DE
anno <1939>   pagina <372>
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372 Libri e periodici
desiderato qualche cosa di meno convenzionale, di meno trito, di meno tracciato su schemi ormai abusati e di gran lunga superati.
E evidente che il Deutsch si è molto preoccupato di notar molto in parvo loco e di dare ad ognuna delle parti del suo volumetto uno svolgimento armonico, che non desse prevalenza piuttosto all'una che all'altra di esse, ma non sempre ha potuto evitare errori di prospettiva, che si moltiplicano, talvolta, l'uno dentro l'altro. Cosi le 15 pagine dedicate alla letteratura politica (per intenderci, 3 all'Antologia e al Conciliatore, il resto ai poeti romantici) sembrano troppe, in confronto, per esempio, alle 7 dedicate a Mazzini ; e nell'interno del capitolo sembra per lo meno un po' ingenuo mettere sullo stesso piano, senza discriminazioni, né di valore artistico né di efficacia politica, il Manzoni, l'Alfieri, il Foscolo, il Leopardi, il Giusti, il Berchct, il Cameli (sic!), il Poerio, il Fusinato, il Nievo, e chi più ne ha ne metta.
I libri di cui si è giovato l'A., elencati nella bibliografia in fine al volumetto, non sono molti, ma qualitativamente buoni; e stupisce come da essi egli non abbia saputo rilevare una visione meno superficiale e meno convenzionale del Risorgi mento, sia in generale, come, soprattutto, in alcuni particolari. Si legga, per esempio, la fine del capitoletto su Mazzini: Mazzini... erkannte nicht, da ss alle diese Unter-nehmungen nun ebenso keinen Erfolg versprachen wie die der Carbonari, die er einst so sehr bekàmpf t. Eines nur spriclit tur ihn: Die zum Tode Verurteilten wurden Màrtyrer des gesamten Italien und die Bluturteile glichen Fanalen, die imraer erneut der Welt in Erinnerung riefen, dass hier ein Volt uni scine Freiheit rang (p. 53). Via, qualunque possa essere il giudizio sul grande Genovese, tutti saranno d'accordo che egli merita qualche cosa di più di quell* eines nur spricht fùr ihn! E gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Simili banalità si mutano talvolta, poi, in qualche cosa di peggio, come, per esempio, quando, bene o male, trova modo d'infilare il Gioberti fra i moderati (die Gemassigtcn), mostrando di non intendere affatto il valore storico di quell'aggettivo (p. 56 e segg.) 9
Per finirla con gli appunti aggiungeremo che non sempre il D. mostra d'inten­dere a perfezione l'italiano, come, per esempio, quando traduce il ce Viva l'Italia! del Tazzoli morente in Es lebe Italien (p. 57) o scrive: e ...zur Abkehr von einem Wege, der in den Abgrund fiihrt, schliesst sich die Warnung Foscolo's in seiner Ode An Italien 1798 an: zu leicht habe Italien den Frcmden die Unterwerfung gemacnt, ihre Schmeicbeleien hiitten leichter tragen lassen das infame Joch (p. 38), dove è certo poco riconoscibile la prima quartina del sonetto per l'abolizione dell'inse­gnamento della lingua latina:
Te nudrice a le Muse, ospite e Dea Le barbariche genti che ti han doma Chiamavan tutte, e questo a noi pur fea Lieve la dura, antiqua, varia e infame soma,
specialmente a chi ne ricordi il seguito. E anche qui, gli esempi potrebbero molti­plicarsi.
Concludiamo. Non ricorrerò al solito eufemismo dei piccoli nei con quel che segue: quanto si è rilevato finora si concreta in errori di proporzione, errori di valu-zione, errori di traduzione e superficialità di concetti. Tuttavia questi appunti, che sarebbero assai gravi qualora si trattasse di un libro scritto con intenti scientifici, perdono il più della loro importanza quando si pensi che l'A. ha voluto piuttosto fare opera di divulgazione, e che comunque il suo volumetto costituisce uno sforzo fatto da uno straniero per capirci e farci capire, sforzo non certo interamente riuscito, ma , del quale dobbiamo certamente professarci riconoscenti.
GIORGIO CENCETTI