Rassegna storica del Risorgimento

ROSALES, ORDO?O GASPARE DE
anno <1939>   pagina <373>
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Libri e periodici 373
RUGGERO MOSCATI, 12 Regno ielle Due Sicilie e VAustria - Documenti dal mano 1B21 al novembre 1830. R. Deputazione Napoletana dì Storia Patria, Memorie e Documenti, 2 voli., pp. LXHI-327, 379. L. 60.
I due volami di documenti pubblicati dal Moscati hanno un solo difetto dovuto, a quanto ai può congetturare, a ragioni pratiche: infatti il secondo volume tratta i medesimi avvenimenti del primo, costringendo Io studioso a leggere contemporanea­mente le due parti dell'opera.
Detto ciò, non rimane che esser grati all'A. di questa raccolta che permette di riesaminare dieci anni di storia delle Due Sicilie: e proprio il decennio in cui agonizza in. Italia la Carboneria e matura in Francia la Rivoluzione costituzionale; mentre in Sicilia si va preparando il terreno a quelle correnti di opinione che sboccheranno nei moti e nelle polemiche relative al Luogotenente con Alter .Ego, alla questione degli zolfi, al colera del 1837, al Vespro e che infine si concluderanno coi fatti del 1848.
Non è compito di una semplice recensione studiare i documenti raccolti dall'A. che del resto, nell* Introduzione, ha disegnato un largo quadro dei principali problemi di politica estera che si presentarono al Governo napoletano tra il 1821 e il 1830, compresi i problemi propriamente interni, relativi alfa riforma del governo, che diveni­vano questioni di politica estera perchè il Metternich pretese di imporre il protetto­rato austriaco a Ferdinando I, mal servito dai mediocri che gli stavano intorno; pro­tettorato che costrinse il vecchio re alla non bella figura coi si ridusse il suo intervento nella questione spagnola.
Dei dne volumi, il primo è costituito in massima dal carteggio privato di Ferdi­nando I e di Francesco I coi loro ministri, il secondo da carteggio ufficiale di Metter­nich con gli ambasciatori austriaci e da documenti diplomatici.
I documenti della parte prima ci permettono cosa che raramente avviene di vedere gli avvenimenti dall'interno, di udire impressioni ed opinioni non ufficiali, su cui poco influisce l'etichetta: su questi desidero richiamare l'attenzione del lettore, poiché costituiscono il maggior pregio e la novità del lavoro. Richiamare l'attenzione dicevo, poiché sono costretto a limitarmi a pochissimi dati scelti a caso qua e là sulla psicologia dei principali personaggi.
Ferdinando I superiore a coloro che lo circondano per esperienza e per buon senso politico, non disgiunti da fierezza e sentimento di indipendenza; attorniato da mediocri, troppo protetto da Metternich, forse troppo legato al suo. passato, si aggrappa ad Alvaro Ruffo dopo la delusione di Canosa; dà il desolante spettacolo di un uomo solo contro le circostanze avverse; qualche scatto, qualche tentativo di resi­stere alle pressioni austriache fanno presentire l'energia del nipote Ferdinando II che oserà, solo, resistere alla prepotenza inglese nella questione degli zolfi e della Compagnia Tabe-Ay card.
D principe di Canosa, che in questi documenti compare solo per pochi mesi, fu a Ferdinando I causa di delusione perchè, nonostante la migliore volontà, non riuscì a riportare l'ordine nel Regno. Vero è anche che, stando a quanto egli stesso scrive, gli organici della polizia erano in una situazione quasi disperata sia pel numero sia per la qualità degli uomini disponibili; ma d'altra parte non è un capolavoro d'abilità il suo progetto di proclama ai Napoletani (allegato in minuta alla lettera 24 aprile 1821 al Re) redatto in stile tra il panegirico e l'invettiva dal pulpito, in cui l'autore si lascia sfuggire espressioni pericolose, come quella relativa all'esercito napoletano: Dopo tante fanfaronate che sembravano ingoiar 1* Europa, qual contegno tenne a fronte della gloriosa benefica armata alleata quell'orda frenetica, che dissipava le armi di tanti re, mentre non avea per soli alleati che la carta sugante e l'inchiostro? "È vero che in Napoli, durante gli otto mesi di anarchia si era chiacchierato e scritto molto (come del resto avverrà ancora nel 1848) ma la frase del Cimosa affermava in