Rassegna storica del Risorgimento

anno <1939>   pagina <417>
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La questione del Mediterranea, ecc. 417
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La diserzione che serpeggiava fra le milizie italiane, in parte spon­tanea, in parte provocata dai Borboni e dai loro alleati, amareggiava il conte Lechi, il quale vedeva assottigliarsi ogni giorno più gli effet­tivi della sua truppa, specialmente nell'estate del 1804, dopo la pro­clamazione dell'impero napoleonico, che tante delusioni suscitò fra i nostri liberali. Turbato dal periglioso malanno, che minacciava di degenerare in una vera epidemia, il capo dei legionari emanò severi ordini e tese una larga rete di spie intorno al marchese Rodio, alle cui dipendenze, a quanto asseriscono le fonti storiche cisalpine, movevasi ed agiva tutta una schiera di occulti fomentatori. Fra questi era fatto segno a speciale vigilanza Giuseppe De Paola, che da molti anni serviva nella piazza di Lecce ed era volgarmente designato col nome di soldato del Castello. Colto in flagrante reato, secondo gli uni, o tratto con subdole manovre in un tranello, secondo gli altri, il veterano che contava trentasei anni ed aveva moglie e figliuoli, fu vittima dell' atrocità di Lechi.
Ficco in qual modo si svolse la dolorosa vicenda, che gettò nella costernazione la metropoli salentina.
A mezzo luglio del 1804 De Paola, che avrebbe avuto segreta intelligenza non solo col marchese Rodio, ma anche col ministro Micheroux, tenta di far disertare alcuni soldati italiani, offrendo cospicue remunerazioni ed amichevole assistenza. Costoro fingono di accettar la proposta del reclutante, e gli danno appuntamento per la sera del 19, obbligandosi di repudiar la divisa, non più repub-? blicana, ed avviarsi per il bosco di Gioia, ove si sarebbero aggregati ad una delle più forti comitive brigantesche o, piuttosto, insurre­zionali, che tormentavano i francesi con la solita, implacabile guer­riglia. All'ora stabilita gl'ingannevoli disertori si uniscono in luogo solitario con De Paola, il quale, accompagnato dal giovine milite Nuzzolino, reca loro passaporti, vestiti da paesani e fogli di rotta . Ma sul punto che quelli, già camuffati da contadini appuli, si accingono alla fuga, balza dalle vicine siepi un manipolo di gallo­cisalpini, che intimano l'arresto della comitiva. I due borbonici sono quindi rinchiusi nelle carceri ed inviati al giudizio dell'autorità mili­tare sotto l'imputazione gravissima di smembramento della Divi­sione Italiana o ingaggiamento e seduzione . A questo punto Giambattista Rodio, che soggiornava in Lecce a fianco di Lechi, reclama con fierezza, a nome del sovrano, la consegna dei presunti