Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1939
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pagina
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418
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4.18
Antonio 1.mar vili
colpevoli, il cui giudizio, trattandosi di sudditi e soldati napoletani, por giunta, spettava alla giurisdizione regia, e non certo ad un tribunale straordinario degli Esteri. Sorge pertanto una serie di acri dibattiti scritti ed orali, che trascendono fin alT alterco, fra il generale cisalpino e il colonnello borbonico. Ma le ragioni propugnate da quest'ultimo non trovano favorevole accoglienza: Alla forza scriveva Rodio inun rapporto spedito aire con la massima urgenza la ragione si oppone con poco successo . E difatti la sera del 28 luglio Giuseppe Lechi aveva inviato a Rodio una secca risposta, con cui non solo respingeva ogni richiesta, ma notificava che si sarebbe adunato un Consiglio di Guerra subitaneo per l'immediata, inesorabile condanna, che presumevasi mortale per De Paola, semplicemente afflittiva per il ventenne Nuzzolino!
Rodio allora, per salvare dalla precipitanza di una indebita sentenza un infelice con tutti i modi che sono propri dell'umanità e della ragione, fa immediato ricorso al generale in capo ch'erasi trasferito a Martina, e con l'ordine perentorio di battere la strada in undici ore, abbenchè sia distante 52 miglia di pessima via , spedisce là il comandante di Stato Maggiore Pousset. Era questi latore di un plico, con cui l'alto Commissario chiedeva l'intervento di SaintCyr contro il dispotico operare di Lechi, il quale trascorreva con tanta impudenza ad un sì grave eccesso. Era, in verità, una procedura illegittima, ingiusta ed incompetente nel territorio di Sua Maestà; una conculcazione aperta del diritto delle genti e delle nazioni; una strana e violenta lesione dei sovrani diritti, una irregolarità massima, un mostruoso abuso. Ad evitar l'oltraggio, che avrebbe turbato le buone relazioni fra il re di Napoli e l'imperatore dei Francesi, occorreva un sollecito, energico riparo! Ma l'aspettativa del Rodio, che fidava nella rettitudine di Saint-Cyr, fu amaramente delusa; poiché questi, con tardiva lettera inviata da Martina il 1 agosto, ne rigettava senz'altro l'istanza. D'altronde, nel brevissimo giro di tempo che volse dal 29 al 31 luglio, Giuseppe Lechi, insofferente degl'indugi e corrucciato dalle opposizioni che andava sollevando il suo personale avversario, aveva già intimato il Consiglio di Guerra per le undici antimeridiane del 1 agosto. Ne facevan parte il brigadiere polacco Grabinski, il capo battaglione Iacubowski, i capitani Camuni, Bonfili, Ghislanzoni e Buccina, il tenente Marchioni e il sergente Ruggi col cancelliere Tappa, tutti quanti prescelti dal tenente generale. Il Consiglio si radunò in casa del cavaliere De Anna; e dopo una celere discussione ed una breve difesa, che dall'autorità militare