Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1939
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pagina
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428
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428
Antonio Lucarelli
Altre informazioni degne dì nota provengono dagl'interrogatori, a cui fu sottoposto Carlo Marnili. Confermando che come Italiano desiderava di non veder più l'Italia dissipata e distrutta e soggetta, e sostenendo la necessità di radunarne le sparse membra sotto un solo sovrano, Giuseppe Lechi ammoniva la Real Corte ed i ministri borbonici di vigilare, affinchè questo sovrano non fosse, come già sospettavasi, il principe Camillo Borghese che aveva sposato Paolina Bonaparte, sorella del Primo Console. Deplorava altresì che la redenzione italica non si fosse tentata nel 1799, dopo le prime disfatte subite dai Francesi nel nord; giacché allora, ritrovandosi l'Italia tutta in disordine e disorganizzata, facilissimamente sarebbe stato eseguibile quanto si desiderava, specie poi se l'impresa fosse stata condotta da un Uomo di genio . Ma quel che non si era fatto nel 1799, poteva bene compiersi nel 1803-04 col favore delle nuove circostanze politiche e militari e, soprattutto, mercè la cooperazione dei Glubi o circoli settari, che da Bologna e Milano si erano propagati per tutta la Penisola, compreso il Re'gno di Napoli.
Era precisamente codesto, nel pensiero di Lechi, il Piano della Rivoluzione italiana o del Movimento insurrezionale d'Italia. 2)
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Preordinate così le direttive dell'impresa, col solito procedimento impulsivo e temerario del suo carattere Giuseppe Lechi trascorre all'azione, e ferma innanzi tutto gli sguardi sul capitano Carlo Marulli di Barletta, nipote del duca d'Ascoli, non che amico del generale Yefdier ed ancora più, come insinuano talune carte sincrone, di madama Luisa Verdier, che gli aveva donato un pregevole ricordo con le iniziali del suo nome. 3) Al giovine Marulli, che verso la metà di settembre del 1803 passava per Bari, proveniente da Lecce, svela i suoi disegni e lo incarica di renderne consapevoli, ma soltanto a voce, il ministro Acton e l'autorevole congiunto, ch'era intimo della Real Casa e sovrintendente generale della Polizia napoletana. L'ufficiale, appena ventiquattrenne, ascolta il grandioso piano, ed ammirato dei patriottici sentimenti del generale italiano, promette volentieri, ne* suoi giovanili fervori, l'ambita cooperazione. Rientrato in Foggia, ove stanziava col reggimento Cavalleria Principessa , scrive
0 Ivi (Costituti del capitano Marulli). a) Ivi
3) Ivi. Le ixuinnazioni circa gl'infimi rapporti fra Marulli e madama Vcrdièr si leggono in una nota marginale della relassioue di Gitunbat lista Colaianni.