Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1939
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pagina
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430
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430 Antonio Lucarelli
inconscio strumento nelle mani di sì vecchie ed astute volpi, cerca d'indurre Le chi a recarsi dall'Action, che gli avrebbe fatto degne accoglienze. Ma il generale, adducendo a pretesto una imminente ispezione di SaintCyr alle sue truppe, in realtà dubitoso degl'indugi che si protraevano da oltre un mese, ricusa l'invito e propone invece che un incontro fra lui ed un autorevole personaggio che goda la piena fiducia dei dirigenti borbonici, si tenga in Terra di Bari. L'ufficiale torna quindi dal ministro, gli comunica la nuova proposta e ottiene, com'è ovvio, il desiderato assenso. L'eminente uomo di fiducia vien prescelto in Colai anni, creatura del potente ministro, e l'incontro è fissato all'osteria della posta di San Cassano, in aperta campagna, tra Cerignola e Barletta. Qui, la mattina del 27 ottobre, il generale bresciano e il colonnello borbonico si trattengono per oltre due ore in segreto e solitario colloquio, il cui argomento a noi è già noto attraverso la relazione che abbiamo dianzi riportata. In questa circostanza medesima vien pure stabilito che un'altra adunanza fra Lechi, Acton, Colai anni e Verdier si terrebbe nella capitale; e si conviene altresì che i due generali, ottenuta la licenza, s'incontrerebbero ad Avellino col capitano Marulli, che li avrebbe indi accompagnati a Napoli dal ministro. Questi, a sua volta, era tutto lieto e soddisfatto che le cose procedessero a vele gonfie, à seconda cioè de' suoi desideri: trarre i due generali alla sua presenza, coglierli in flagrante reato di sedizione e consegnarli, rei di alto tradimento, all'ambasciata di Francia, era un colpo magistrale, di cui pregustava la gioia con acre impazienza. Senonchè Giuseppe Lechi, navigato fin dalla prima giovinezza tra i marosi della guerra e della politica, non era poi un tal sempliciotto da lasciarsi cogliere ai laeci dell'astuto ministro dei Borboni. Infatti, subodorato il vento infido, anzi già consapevole della trama, apprestò subito, da par suo, un'insidia cosi diabolica da avvolger l'Acton nella medesima rete che questi gli ordiva. Fingendo di ottemperare agli accordi fissati a San Cassano, sullo spirar del novembre muove da Bari per Napoli e giunge ad Avellino, nella quale città lo aspettava da più giorni, per ordine del Colaianni, Carlo Marulli. Invece però di fermarsi quivi giusta l'intesa, corre solo e difilato alla capitale, ove presto lo raggiunge Verdier, che prende dimora nella locanda dell' Aquila negra.
Or ecco l'improvviso, inaspettato colpo di scena.
Il generale cisalpino, anzi che presentarsi ad Acton, va dall'ambasciatore Alquier, e conferma a viva voce una grave denuncia, che
>) Ivi, fase. 4313.