Rassegna storica del Risorgimento

anno <1939>   pagina <432>
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il quale ebbe cosi l'agio non solo di parare, ma di ribattere l'offesa, scambiando, come suol dirsi, le carte nelle mani del furbesco avver­sario. Questa* spiegazione è suffragata dalla seguente lettera, che il marchese di Gallo inviava ad Acton da quell'eminente osservatorio ch'era, in quei giorni, la metropoli parigina, ove, intorno a Bonaparte, Talleyrand e Berthier, convergeva l'intrigo e l'armeggio della politica internazionale :
Ho veduto che si è verificato tatto quello che dalle espressioni del Primo Console avevo sospettato... Il fatto che Lechi e Verdier sono venuti a Napoli non già per colti­vare l'intrigo incominciato, ma per romperlo, denunciando all'Ambasciatore il capi­tano Marnili come impiegato da V. E. per sedarli, e dando a ciò gran pubblicità con comunicar la denuncia al Vice Presidente Melzi ed al Generale Marat, tutto ciò mi fa credere che essi sono stati avvertiti che da V, E. si era tutto comunicato all'Ambascia­tore Alquier: questo avviso non hanno potuto riceverlo altro che da Napoli... La mina è sventata: è sventata per rapporto a noi, perchè T- E. ha subito comunicato tutto lealmente ed originalmente a questo Governo; è sventata per essi, perchè sono stati avvisati, ed hanno saputo salvarsi e voltar le carte. J)
Aggiungiamo che Napoleone, prestando fede ai rapporti d'Alquier, scagionava Lechi, che devoto, secondo lui, all'idea repubblicana e très révolutionnaire2) non avrebbe potuto giammai concepire una tal sedizione, ed opinava, al contrario, che la pretesa congiura, archi­tettata dall'Acton, non fosse altro che un diversivo per distogliere l'attenzione dei Francesi dall'armamento, che si andava apparecchiando nella Calabria. E questa opinione, comunicata da Gallo ad Acton, suscitò profondo rammarico nei sovrani; i quali, non certo per amore o consuetudine di lealtà, ma perchè odiavano l'indipendenza e l'unità d'Italia non meno, e forse più, che l'egemonia gallica, si eran questa volta mostrati sinceri e solleciti.
A completare le nostre indagini è pur necessario ricordare come taluni studiosi rimangano perplessi circa la sincerità di Lechi: cospi­razione mossa da verace sentimento d'italianità, o subdolo intrigo premeditato a fin di lucro volgare ?
Importa, prima d'ogni altro, fermare l'attenzione su questo fatto : un insigne italiano quantunque volubile ed aberrante dalla probità morale noto ed ammirato per esimio valore, preposto da Napoleone a capo di numerose truppe, va formulando, in quei lontani crepuscoli della nostra epopea, un coraggioso piano per la redenzione della Patria; e con intuito precorritore dell'avvenire intravede la
J> Ivi.
z) Di SOMMA CIBCELLO, riv. e op. ah.-, p. 46.