Rassegna storica del Risorgimento
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1939
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438
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Intonio hueutéOi
Lochi esce dalle Puglie nell'ottobre del 1805; ma vi rientra subito nel marzo del 1806 con l'esercito di Massella e, per giunta, con altissime incombenze: dapprima cioè Visitatore delle provincie di Trani, Lecce e Matera, poscia Aiutante di Campo del Re, incaricato dell'Alta Polizia, e Comandante straordinario della 4" Divisione militare. E insieme con Lechi ritroviamo, presto o tardi, con diverse funzioni, Francesco Antonio Ciaia, Guglielmo Pepe, Giambattista Ricciardi, Gaetano Rodino e il barone Giuseppe Poerio, calabrese, fra i maggiori protagonisti della Carboneria napoletana. Nel medesimo anno 1806 la nuova setta, non più rattenuta da eccessive preoccupazioni di carattere politico, emerge dalle tenebre e fa le sue pristine apparizioni nelle nostre fonti storiche col nome di Carboneria; onde si deve per necessità argomentare la sua preesistente organizzazione. Durante il Decennio, alimentata dalla crescente borghesia ansiosa di compartecipazione alla vita pubblica, si propaga, si ramifica e si consolida, quasi Stato nello Stato, avversando i Napoleonidi poco o punto inclini alle agognate riforme costituzionali. Ricordiamo altresì che il patriota bresciano, insieme con Giordano Bianchi marchese di Montrone, in Terra di Bari, con Arcovito, Pignatelli, Pepe, Poerio, Rossetti, Ricciardi, Maghella ed altri insigni personaggi viene designato qual promotore di Carboneria in una lista che il funzionario di polizia Raab inviava, nel 1815, pia Venezia a Vienna. E tutto un filo storico, che si svolge senza interruzione dal 1803 al 1815 e che avrà i suoi ulteriori sviluppi nel successivo quinquennio, sia con i moti costituzionali del 1816-17, capeggiati nel Salento dal capitano di truppa italiana Antonio Cassetti di Pisa che nel 1805 aveva rapito la giovine Isabella Castromediano dei duchi di Caballino, 2) sia con l'epilogo rivoluzionario del 1820-21.
*) Per le notizie qui riferite, vedi: VACCA, op. cit.t p. 119; Archivio distato Provinciale di Bari, Polizia antica, fase. 4, 63; 11, 463; OTTOLINI, La Carboneria dalle origini ai primi tentativi insurrezionali, Modena, 1936, p. 38; WEIL, Joachim Murai, voi. II, p. 356. AHe tendenze liberali, ond'era agitato l'animo del generale bresciano, va senza dubbio attribuita la dubbia condotta da lui spiegata qual comandante della 3* Divisione nella campagna murattiana del 1815. Il COLLETTA (op. cit., voi. II, p. 217, 222, 225) Io taccia di scoramento, d'inazione, d'indisciplina; ma il WEIL (op. cit., voi. V, p. 24, 58 seg., 393) lo giudica addirittura passibile di fucilazione per ambiguità o mancato intervento nelle circostanze più decisive della mischia. Su tale questione va pur notato il giudizio, del pari sfavorevole, del generalo Guglielmo Pepe il quale combattè a Marengo nella legione italica comandata da Lechi (PEPE. op. cii,, voi. I, p. 390, 438, 443, 447).
2) Per ciò che concerne l'aziono politica e militare del Cassetti, capitano Aiutante Maggiore dei 2 di Linea italiano, vedi A*SiN., Espulsi, Polizia generale,