Rassegna storica del Risorgimento
BALBO CESARE
anno
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1939
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pagina
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485
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
INTORNO A CESARE BALBO
Abbiam letto di recente un delicato profilo del conte Cesare Balbo, dovuto alla penna di Filippo Burzio, pensatore severo, misurato, suadente. Commenta fatti, episodi, figure della storia piemontese con quella pacatezza che indica serietà di ricerca, amore alla causa, desiderio del vero. Poiché lo scritto ci ha veramente persuasi, desideriamo di offrire qualche particolare intorno al ritiro del Balbo nel suo castello di Camerano, oggetto dello stadio cui accennammo.1)
Lo statista torinese ha descritto nobilmente quel caro recesso in una lettera ài figlinoli: Poche cose o niune debbono conferir tanto al vostro felice vivere, come il volere e saper vivere in villa. Ben vi so dire che io vera felicità non ho trovata se non qui; qui vera tranquillità e pace de* passati guai, qui agio a scrivere, e quasi io diceva a pensare; qui salute a me, a vostra madre ed. a voi; qui occupazione senza affanno, qui riposo senza ozio, qui solitudine senza abbandono. Né voglio tuttavia, che, come a me lasso e sperimentato, così a voi, giovani e vaghi del mondo, giovi senza quasi eccezione questa dolcissima vita; ma spero, se Dio tanto me ne conceda, anche più con l'esempio che con le parole invaghirvene cosi, che, come succede talvolta di altre cose buone, se la tralascerete nel bollor di gioventù, passato quello, con tanto più. amore e diletto le vorrete tornare.2)
E si accinge a parlare diffusamente delle virtù villerecce praticate da popoli diversi attraverso i tempi, per concludere che in campagna la vita è occupata, semplice, religiosa; il vero ozio con dignità.
H carteggio di Silvio Pellico contiene sei lettere dal 2 settembre 1831 al 10 baglio 1833 dirette al Balbo; esse offrono particolari su quelle abitudini di villa, alle quali il gentiluomo torinese non volle più rinunziare, anche dopo il confino, alternando la sua residenza dalla capitale subalpina al castello di Camerano.
Silvio gì' inviò una volta il primo volume della Somma di San Tommaso, perchè sapeva che il suo amico si dilettava di questioni metafisiche e religiose. Tuttavia gli raccomandò di non ingolf arrisi troppo e di dedicarsi di preferenza alla elaborazione di saggi storici, politici* morali per favorire la causa dei bei sentimenti e della verità. Nel comunicare poi la notizia ufficiale della nomina del Balbo a componente del Consiglio di Stato, aggiunse queste testuali parole: Io ne vorrei ancora un* altra, l'aspetto, la spero. E se non verrà oggi, sarà un'altra volta; espressioni che attestano la profondità e il calore di quell'amicizia. Ma i tempi non erano ancora maturi. Solo nel marzo del 1848 ebbe inizio la carriera poli tica del Balbo; nel luglio di quell'anno cessò dal ministero, e da quell'epoca non sostenne altro uffizio governativo tranne quello d'inviato straordinario a Gaeta e a Napoli nel maggio del 1849.3)
1) F. BOEZIO, Cesare Balbo al confino a Cantarano, in La Stampa, 23 agosto 1938.
2) C. BALBO, Pensieri ed esempì, Firenze, F. Le Mounier, 1854.
3) C. BALBO, Autobiografia, in Meditazioni storiche, Torino, XI. T. E*, 1858, j