Rassegna storica del Risorgimento
MERCANTINI LUIGI
anno
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1939
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pagina
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497
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LIBRI E PERIODICI
MAMBEUJ ANTONIO, VAbate Melchior Missirini e i suoi tempi* prefazione di Giovanni Maioli; ForB, 1938, pp. 209. L. 8.
Il Missirini (1773-1849) fu un uomo un po' superiore alla mediocrità. Nella Roma della restaurazione seppe emergere come letterato di molteplici attività, versatile e pronto a scrivere di ogni materia: dal purismo, che disprezzava, alla sepoltura dei morti vivi. In gioventù, nella nativa Forlì, era stato caldo giacobino o amico degli Austro-Russi secondo l'opportunità. In relazione col Mai, col Leopardi e con altri nomini di alto ingegno, ebbe venerazione ed affetto pel Canova; ne illustrò le statue con discreti versi.
Il lavoro del Mambelli, pregevole per accuratezza e misura, non pretende di fare dei Missirini un genio, ma presenta nella giusta luce un uomo che è il ritratto di un largo strato della società del suo tempo. Ad esempio interessantissimo il patriottismo del Missirini ventiquattrenne:
Or giova banchettar! Ecco il vessillo della rigenerata itala spente (p. 7).
Il contrasto atroce fra il banchetto e l'itala speme si presterebbe all'ironia se non fosse purtroppo espressione caratteristica delle aspirazioni confuse ed ingenue, materiali e ideali, dei nostri pruni giacobini.
Il lavoro è seguito da un'appendice bibliografica molto accorata
CARMELO TRASSELU
UGO OXILTA, H periodo napoleonico a Genova e a Chiavari (17971814)* Casa Editrice Apuania, Genova, 1938-XVI, pp. 136. L. 10.
un modesto li bricchio che intende studiare, in poco più di ottanta paginette (quasi la metà del volumetto è dedicata alla bibliografia) un periodo della storia genovese tra i più complessi e tempestosi.
AU'Oxilia, che apprezziamo per alcuni buoni saggi, non mancavano certo la preparazione e l'ingegno per trattare a fondo l'argomento; ma senza dubbio egli si è accinto allo svolgimento del suo tema senza lena, forse preoccupato, soprattutto, di render noti i numerosi manoscritti da lui scoperti nella Biblioteca della Società Economica di Chiavari, i quali, in verità, non portano alla conoscenza delle vicende narrate che una luce assai scialba.
Tutto il racconto procede per lo più a frammenti, con poca organicità e con poco rilievo, quasi completamente staccato dal quadro generale della storia contemporanea italiana.
Dopo l'informotissimo volume del Ciasca sui rapporti della Repubblica ligure con la Cisalpina, e dopo i molti pregiati lavori del Vitale, sparsi su riviste, sui patrioti genovesi, era necessario (e ciò attendevamo dall'Oxilia) di mettere segnatamente in evidenza, in un'opera di sintesi, che, ad onta della tenace opposizione del Governo genovese alla creazione di una Repubblica italiana vagheggiata a Milano nel 1798 (opposizione che si spiega con la concezione locale strettamente autonoma per lunga, vigorosa tradizione) non fu trascurabile il contributo portato dalla Liguria all'affermarsi del concetto nazionale.