Rassegna storica del Risorgimento

MERCANTINI LUIGI
anno <1939>   pagina <500>
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500 Libri periodici
ad alcuni suoi parenti per la costituzione d'una Impresa che cori il servizio postale tra Genova e Milano; crea un servizio pubblico Sampicrdarena-Ponte Pila di cui ni curerà dal 4 luglio 1841 al 1855; e il 1 settembre 1837 aveva fondato la Compagnia Lombarda di Assicurazioni Marittime, che si trasformava un anno dopo in Società di Navigazione. Il momento ì* difficile; la navigazione a vela non vuol cedere il posto a quella a vapore perchè le tradizioni antiche difficilmente cedono; ma allora il Rabat­tino appare davvero come l'iniziatore audace, capace di fare il bene anche se i più, e coloro stesai che ne godranno, gli si oppongono. Ài primi di luglio del 1840, veniva varato il primo bastimento a vapore del Rubattino, il Virgilio costruito a Livorno, e pressoché contemporaneamente il Rubattino acquistava un piroscafo che ribat­tezzava col nome di Dante. Sarebbe superfluo fermarci sopra i due nomi cari non soltanto a letterati e a dotti, perchè espressione di aspirazioni nobili ed ardenti, e di sentimenti patrii.
Neil*autunno del 184? il Rubattino, che era in relazione col Mamiani e col conte Pietro Ferretti, fu fondatore del Comitato dell'Ordine, e nell'anno seguente fece parte di comitati di assistenza ai feriti: offriva, pure nel 1848, la propria flotta per ogni eventuale bisogno, dato lo stato di guerra; ma il governo di Torino ne faceva ben poco conto. Occorreva che una mente più ampia abbracciasse degnamente il problema della marina mercantile perchè al Rubattino toccasse migliore fortuna; cosi a lui concedeva i servizi per la Sardegna nel 1851 il Cavour, che già fin d'allora guardava anche più lontano pensando, come del resto il Rubattino. al prolungamento del servizio fino a Tunisi. Il 20 ottobre 1856 la Transatlantica , di cui era direttore il Rubattino, iniziava un regolare servizio tra Genova e l'America del Sud: ma non erano tutti amici d'ogni iniziativa ardita, e malgrado l'appoggio del Cavour e l'approvazione della Camera, alla Transatlantica veniva negata dal Senato ogni sovvenzione e si preparava a breve scadenza il fallimento della Società.
Ma quando vi sono spiriti arditi e menti riflessive ed animi costanti, che possono affermarsi tra popolazioni di città di carattere indomito ed ingegno avveduto, balzano aU'ammirazione anche dopo i fallimenti i progetti più acuti, più completi e più sani, destinati alla vittoria, che offusca ogni sforzo d'opposizione ed annienta ogni ostacolo. E poco dopo il voto del Senato, ecco un opuscolo col titolo Riflessioni sulla pratica della navigazione, per Nino Bixio ed Eugenio Rosellini. È naturale che i genovesi rievocassero il passato glorioso per il loro predominio sul mare perchè ai moltipli­casse la fiducia della cittadinanza in un prospero avvenire: ma ben sapevano che il passato ammaestra soltanto: non deve essere copiato. Se la fonte principale del guadagno erano stati un tempo i* viaggi alla Tana ed a Gaffa od a Costantinopoli, per l'acquisto delle derrate orientali che direttamente erano poi, sempre per mare, condotte in Francia od in Ispagna, ora, oltre a questo commercio di economia e servizio intermedio fra i grandi centri commerciali del globo, doveva Genova aspi­rare, nel secolo delle ferrovie, alla più grande estensione della propria sfera di approv­vigionamento e per tutta l'Italia settentrionale e per le regioni d'oltrealpe.
II Bixio ed il Rosellini si chiedevano: questo sbocco nel mar Rosso e nell'Oceano Indiano si aprirà? E rispondevano: Certo noi italiani, rinchiusi nel Mediterraneo dalla diplomazia e dallo, infingardaggine nostra, dobbiamo vedere con piacere aprirsi questo nuovo passaggio, che può in mille modi contribuire a migliorare la nostra condizione. Il Mediterraneo è naturalmente nostro, lo è stato e lo sarà un giorno; oggi intanto non dobbiamo perdere tempo perchè vi è tutto da fare. Siamo in una epoca di rinnovamento generale, e bisogna o tornare indietro e seppellirci cadaveri, o spingerci avanti animati di una nuova vita. Ma se a Genova questo animo dì spingerci avanti era fervido e vigoroso, non corrispose l'opera dei governo con l'aiuto e la generosità che sarebbe stato necessaria: forse, il Cavour ed il Lama, dai quali specialmente l'arato dipendeva, furono sufficientemente giustificati dalle difficoltà dei tempi.