Rassegna storica del Risorgimento

MERCANTINI LUIGI
anno <1939>   pagina <527>
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Vita dell'Istituto
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prende stabile dimoia a Udine e in breve da redattore passa alla direzione del Gior­nale di Vaine, tenuta gloriosamente fino a dieci anni or sono, quando nelle feste pro­mosse per il suo ottantesimo compleanno dalla Dante Alighieri gli viene consegnata dal Comune di Udine un'aurea medaglia di benemerenza, che egli offre alla Patria nel*
I anno delle sanzioni. Guido Malici impedito, come il suo grande compagno Guglielmo Oberdan di combattere con le armi per la redenzione delle nostre terre, mentre il fratello Enrico potè arruolarsi nei garibaldini del Volturno e di Bczzecca, merita la riconoscenza della Patria per le sue battaglie indefesse e coraggiose con la penna. Perciò il Presidente fa voto chea Guido Malici in riconoscenza dei suoi alti meriti pariottici sia solennemente conferita e consegnata dal Municipio di Trieste la medaglia dei citta­dini benemeriti. L'assemblea accoglie la proposta con gli applausi più fervidi, che si rinnovano all'indirizzo del Patriotta, dopoché il Presidente dà lettura di una lettera con la quale il vegliardo si duole della sua costretta assenza dal convegno celebrativo.
A questo punto il dott. Valentirrìs del Popolo del Friuli ringrazia con commossa improvvisazione a nome dei giornalisti udinesi il Comitato promotore dell'onoranza e i camerati triestini, ricordando gli antichi legami politici che Trieste in servaggio legava con la sorella Udine, degna a divenire un giorno capitale della guerra liberatrice.
II suo saluto detto con sincera esplosione dell'animo è avvolto in un'onda immediata di simpatia e di applauso, mentre il Presidente ringrazia nel suo nobile rappresentante la stampa friulana per quest'adesione sincera ed eloquente alla solennità.
Egli passa poi a ravvivare alla memoria la figura del triestino Filippo Zamboni, capitano del Battaglione universitario romano, poeta stimato assai dal Carducci che lo battezzava d'Italia onore domestico in paese straniero e col quale ebbe corrispon­denza alacre di comunanza politica. Di questo grande figlio di Trieste il Comitato ha preso cura del trasporto delle ceneri in patria essendo egli morto a Vienna, ha eternato la memoria con una lapide sulla casa natale a Trieste, ha riordinato nei Musei le colle­zioni classiche donate e l'archivio prezioso di memorie politiche. Vuole però ancora offrire a Roma un busto di lui perchè sia collocato sul Gianicolo accanto agli altri libe­ratori dell'Urbe. A sostegno di questo voto, viene letto un memoriale del prof. Ferdi­nando Pasini che aveva curato nel 1926 l'edizione postuma del poeta dei I ricordi del Battaglione universitario romano. Vi è ricordato lo Zamboni che giovanissimo combatte sui campi del Veneto, per l'indipendenza nazionale nel 1848 e 1849, che poi nell'esilio di Vienna, dove insegna lettere italiane, conserva con grande rischio la gloriosa ban­diera del Battaglione universitario e appena nel 1876 la restituisce al Comune di Roma con la preoccupazione che non abbia a rimanere in eterno come vela ammainata di una nave entrata in porto. Vi si afferra a ancora il suo ripetuto monito incitante l'Ita­lia a una politica coloniale a prevenire la Francia a Tunisi e a sfasciare l'impero otto­mano; vi si esalta l'opera sua spirituale e politica sulla gioventù accademica dell'Ita­lia irredenta sentinelle avanzate del pensiero latino; e si conclude che lo Zamboni, il quale, come per altro motivo Guglielmo Oberdan meritò il bacio di Garibaldi orgo­glioso d'averlo avuto capitano del Battaglione universitario è ben degno di figurare in mezzo alle auguste testimonianze del valore e del patriottismo sul Gianicolo, tanto pia che la sua effigie avrebbe il significato e la funzione da lui assegnati alla bandiera del suo eroico Battaglione, la quale egli voleva fossec simbolo stimolatore di una grande Italia avvenire. In perpetuo avanzamento, non archeologica reliquia di un'Italia defunta. Con unanime fragorosa approvazione l'assemblea fa suo il voto della Con­sulta del Comitato, ohe spera gradita l'offerta del busto, che verrà affidato col tramite della Presidenza dell'Istituto alla città di Roma, la quale certo prowederà alla degna collocazione sul Gianicolo.
II prof. Sticotti esprime ancora il desiderio ohe la città di Trieste possa avere in breve l'effigie e una lapide che ricordino Paolo Tedeschi, morto esulo e cieco a Lodi, nobile propagandista d'irredentismo attraverso la letteratura; che il Comune voglia com'è avvenuto per 1 Martiri trentini curare un volume con riproduzioni