Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1939>   pagina <532>
immagine non disponibile

532 Umberto Beseghi
Il successo ottenuto dal Bassi nella quaresima del 1835 a San Petro­nio, aveva confermato, se non reso più. acato, il desiderio dei bolognesi diriudirlo cinque anni dopo; né valse a mutare la decisione dell'autorità ecclesiastica un incidente col cardinale legato Spinola, causato dall'in­terpretazione politica data ad alcune frasi dell'oratore contro Roma, forse perchè la controversia si era chiusa con una festosa accoglienza fatta al Bassi da Gregorio XVI.
Malgrado alcune riserve sul tipo dell'oratoria del barnabita da parte di elementi rigidamente ortodossi, e delle quali si fa eco il conte Francesco Rangone nella sua cronaca {Seguito della Storia delle rivo-zioni, t. XXVIII), sta di fatto che il fervore del pubblico, d'ogni classe e d'ogni sesso, intorno al giovane e affascinante oratore, era stato nel 1835 grandissimo, uno al fanatismo. Il Rangone, annotatore minuzioso, e spesso caustico degli avvenimenti, ebbe più volte occasione di regi­strare, che nel vastissimo tempio si stipavano folle enormi, fino a dieci­mila persone, e non erano rare le scene di commozione e di grande entusiasmo.
Ma negli anni successivi l'oratoria del Bassi e l'eco delle sue vicende, specialmente a Milano, avevano messo in vivo allarme talune ce pie persone, stimolando la diffidenza del cardinale Oppizzoni.
A Cesena (quaresima del 1836) il Bassi aveva suscitate le critiche dell'allora vescovo e poi cardinale e arcivescovo di Ancona, Antonio Maria Gadolini, sia pel tono diffuso nelle prediche, sia per"l'esaltazione di Napoleone, assurto in quei tempi a simbolo liberale. A Palermo, predicando nel 1837 nell'aristocratico oratorio dell'Olivella, aveva rac­colto le simpatie della nobiltà e degli intellettuali, notoriamente anti­borbonici, e, nonostante l'eroica assistenza prestata pochi mesi dopo ai colerosi, sul Bassi era caduto l'interdetto arcivescovile. A Milano, ove nel 1838 tenne a San Fedele il quaresimale, era incorso nel biasimo dell'arcivescovo, e la Polizia austriaca, iscrivendolo fra i pregiudicati politici , ne aveva vietato il ritorno nel Lombardo-Veneto.
Il cardinale Oppizzoni, veramente, non era al corrente di tutte queste vicende. Ma conosceva le censure arcivescovili di Milano, ed era turbato del mormorio col quale le pie persone avevano accolto la pubblicazione di una tragedia in versi sciolti attribuita, e non erronea­mente, al Bassi.
Infatti la tragedia Ugo da Eti di Ugo Selvaggio, era uscita a Bolo­gna nel settembre 1838 pei tipi Gamberini e Panneggialo, e il volu­metto era stato posto in vendita per tre paoli. Castigatissima tragedia romantica, che il 6 settembre aveva avuto il doppio imprimatur della