Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1939>   pagina <545>
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formazione della coscienza patriottica in Ugo Bassi 54 >
funzione regolatrice che essi avevano. Eccitò invece il pubblico, e specialmente i giovani, a leggere e a meditare sulle storie degli eroi.
E qui annota il Rango ne brevemente espose le vicende e gli strani avve­nimenti di Napoleone, sì in guerra che in pace, sì in politica che in amministrazione, e come col suo nome e le sue imprese impose all'intero universo, e specialmente a tutt'Europa, e come infine fu grande nelle vittorie, e nelle sconfitte, e nella gloria e nella sventura; e terminando per ultimo su deserta rupe, quivi pure per le più strane vicende rese immortale il suo nome. Parlò di sua eroica costanza e fermezza. Lo lodò giammai vile da attentare a se stesso col suicidio.
L'esaltazione di Napoleone era come già accennammo ricorsa altre volte nelle prediche del Bassi, e a Cesena spiacque al vescovo Gadolini. In quell'occasione il Bassi aveva, con grande calore, affer­mato che Dio non poteva aver condannata l'anima di quel grande per la missione che aveva dovuto compiere in terra, e per la lunga espia­zione a Sant'Elena. Non pare che tale concetto sia stato ripetuto a Bolo­gna. Comunque ci sembra interessante conoscere da fonte certa, quali fossero le parole del Bassi su Napoleone. Le troviamo incluse nel mano­scritto della predica TI fulmine. r) Le manipolazioni furono diverse. Originalmente il pensiero del Bassi su Napoleone era condensato in un breve periodo,poil'elaborò in alcune pagine,in parte riassunte nella reda­zione definitiva con l'annotazione: è forse meglio col piacere di Dio.
...che, buona parte del senno di un Nume fu veduto, ancor non ha rnolt'anni, in un uomo... E chi fu al mondo o più glorioso di questo o più sventurato ? Leone, Aquila, e fulmine di guerra, intelletto sovrano, costui dall'isoletta, e dalla polve (strana cosa) accennò alla turbolenta Gallia, che meravigliossi e si tacque: di là fulminò in Italia, e in Affrica percosse, e balenò tremendo a tutta Asia, e si volse di subito rivolando, e trionfò Lamagna, scompigliò Iberia, spaventò l'Oceano co* suoi numi, e regnò alle madri abbominato Lione, Imperadore di molte favelle, bellissimo di servi, di cognati, di amici e di fratelli scettrati, ed egli sopra tutti com'Aqnila volava. Finché a Dio nomerebbe e rotto e debellato, discettrato, e disarmato, e ignudo, e stor­dito dalla percossa del nume, solo con la sua ombra, e sulla scellerata rupe, esule spa­ventoso (quasi rappresentargli le trapassate cose, e l'impeto e la forza e la vastità, e vieppiù straziato) costui dinanzi agli occhi non ebbe da vedere che il ben disteso Oceano, ed Austro, ed Aquilone furiosi duci del mare, e quella, cui timor non rivolta, incessante cavalleria de* ben chiomati spumanti impetuosi flutti: e procelle sonanti, nembi oscuri, lampi, tuoni e Fulmini della tempestosa fortuna (spettacolo disperante !) E un alto testimonio !... II sole... Il sole che tranquillamente in faccia a lui venia passando, il sole il quale l'avea veduto in Europa e in Affrica vincitore gloriosissimo e sfolgorante ì II sole !...
E quegli abbacinati gli sguardi (gli sguardi fatali donde si estimava che uscisse alcuna potenza simile al fulmine) colà in su *1 rosso e portentoso orizzonte vide più
]} Scritti di Ugo Bassi, voi. I, ms. presso il Museo Centrale del Risorgimento.