Rassegna storica del Risorgimento
BASSI UGO
anno
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1939
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pagina
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554
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554 Umberto Beseghi
Ovunque volse l'oratore i passi
S'ebbe nel predicar egual successo; Che se furon talor suoi sensi bassi. D'ingegno ancor fu il suo valore espresso.
Unque rimase il Barnabita in asso
E del metodo suo costante e fisso, Giammai andiede con la testa a spasso.
Che se di troppa erudizion fa possa, 0 parlasse del Ciel o dell'Abisso, Sol da vivace fantasia fu scossa
Dall'argomento mossa E tal forse morrà, siccome ei visse In tutto quel ch'egli disse e scrisse:
Su di lui le luci fisse. Si mira un certo che, che dir non posso. Che tutto Io circonda insino all'osso.
Poiché lo veggo io mosso Da così vari affetti e molti e spessi, Che vani sono i critici riflessi;
E sol mi duole per essi, Che non vedremo nei peccator repressi Le voglie prave al danno altrui commesse;
Che se poi accadesse. Che le sovrane sue idee un dì cambiasse, E in miglior forma il predicar recasse,
In cui tutte cessasse La nullità, che ognun vi trova espressa, Si disdirà la Musa mia sommessa;
E da stnpor compressa Griderà forse, al fin il Padre Bassi Sul sentier del Vangelo fermati ha i passi.
Guazzabuglio lo chiama l'autore, e in ciò è veramente buon giudice. Per fortuna sua non mise in circolazione, come gli altri colleghi, il suo sonetto caudato ! Non avrebbe evitate le ironìe avversarie !
Il 25 marzo 1840 (come rileviamo da un esemplare conservato
nell'archivio capitolare di San Pietro) fu difFuso manoscritto quest'altro
sonetto:
A Bassi no, ma al gregge che l'ascolta Drizzo sdegnoso l'Apollineo telo Gridando a gente sconsigliata e stolta Che il soffre banditor dell'Evangelo,