Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1939>   pagina <565>
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La formazione della coscienza patriottica in Ego Bassi 565
Il terzo sonetto di risposta fu questo:
Insulto, insulta pur; segua la guerra Ipocrita malnato, e con feroce. Ma per Cristo ti giuro e per la Croce Che invan tuo labbro, tanto nel disserra.
Nemico, o amico dell'Ausonia terra
Sempre vii, sempre compra, è la tua voce Onde quel Saggio, che il suo dir non erra ,
Ride al Iivor che tanto M cor ti coce.
Sicuro è in sua virtù, dell'Evangelo
Non trema ai detti, e tu da vizi invaso Morte imprechi a quel pio di pace anelo.
Ei prode ti perdona, e i detti audaci Non teme no, rifiuto del Parnaso, Che l'Italia Fama... e tu che il spregi taci.
È notevole nei due ultimi sonetti chiari accenni al girellismo del poeta. Quindi è da supporre che fra i nemici del Bassi vi fosse qualcuno che. voltata casacca, fosse ora zelantissimo per la reazione. Un accenno più chiaro a codesti voltagabbana è in questa epigrafe, diffusa anch'essa manoscritta:
A perpetua esaerazione di que' vili spiriti che vomitando sacrileghe frasi -oltraggiavano l'incomparabile, pio, esimio oratore Bassi macchiando con lui, empi, la patria gloria apostati protei - ipocriti prezzolati mercanti - di occulte parole e dal fugace pensiero a flagello universale - dianzi forsennati fautori di chimerica Libertà - poi furiosi di malfinto religioso zelo - e ferro tosco lacerazioni e calunnie -con iniquissima arte cuoprendo - di Vangelo, Croci, Pietà ! 11 Lungi da costoro il fulmine lenta atroce agonia ne faccia lungo strazio ed agli abissi riedano vitu­perati in eterno.
Singolarissima fu la beffa ordita al grecista Giovanni Pezzi. Costui nel 1835 aveva pubblicato un sonetto di alto elogio del Bassi, ma nel 1840 la sua musa tacque, e la sua lìngua mormorava contro l'oratore, che aveva già cantato come il messo di Dio. Allora fu riesumato l'antico sonetto e ristampato con un bel fregio in testa, dalla tipografia delle belle arti, e con Vimprimatur ecclesiastico. Diceva il sonetto del Pezzi:
Dall'altissimo suo trono di luce
Scorgea l'Eterno la perduta gente Che adoperando sconsigliatamente U reo diletto si tenea per Duce.