Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1939>   pagina <574>
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57* Umberto B e seghi
Ma questa apparente serenità nascondeva un profondo turba­mento, e il presagio di prossime sventure. Scrivendo all'amico abate prof. Tartaglia di Genova, gli confida questo suo stato d'animo:
Io ti paio esser felice eppure è il contrario, che gli applausi che ricevo son troppo meno che le amarezze, e le dure persecuzioni, che dire non vorrei se anche il potessi. Chi sentisse dire in Bologna che una e dne volte mi han fatto il ritratto in litografia e altre e poetiche lodi assai, e frequenti e bellissime e meravigliose, direbbe me essere tutto trionfo, pure tante arti, tante acerbità mi furon mosse, e tante ree parole quante altrove giammai, quel che Cristo disse non potendo venir meno: nomo propheta in patria sua. Temo che io sia al fine delle mie quaresime, tanto di me si scrive il peggior male. *)
Il Bassi era facile profeta del suo prossimo avvenire. Egli compren­deva che tutta quell'ondata di odio, e le stesse appassionate e violente difese dei suoi ammiratori, molti dei quali politicamente sospetti, non potevano lasciare indifferenti le gerarchie pontificie, dominate dal suo nemico personale, il cardinale Lambruschini.
Si era giunti, frattanto, alla ime del quaresimale. L'ultima predica doveva essere tenuta il lunedì dopo Pasqua (20 aprile) con la tradizio­nale funzione del Te Deum e la benedizione pronunciata dall'oratore. L'attesa era vivissima, spasmodica, e non era infondato il timore che il pubblico, specialmente la gioventù, universitaria, irritato per la vitu­perosa campagna condotta contro il Bassi, reagisse, tributando all'ora­tore una clamorosa dimostrazione di simpatia. Voci in tal senso corre­vano in città, e si sapeva di preparativi di corone da offrire e di stampe di sonetti. Il cardinale Oppizzoni, preoccupato di ciò, aveva il giorno di Pasqua scritto un biglietto a padre Ramenghi raccomandandogli di influire sul Bassi affinchè, col suo dire, non desse occasione di clamori, particolarmente in chiesa. Il biglietto non c'è nel fascicolo citato; ma il suo tenore si deduce dalla risposta del Ramenghi. Anch'egli
de1 Bassi Barnabita, in 24 di pp. 12. Col titolo modificato come abbiamo riportato
nel testo fu ristampato nel 1839 a Genova dal Fonthenier. Segue l'edizione bolognese della Governativa della Volpe quindi altra a Napoli nel 1845 coi tipi del Fibreno. La prima e l'ultima edizione non sono registrate dalla bibliografia che sul Bassi padre Bonito ha pubblicato nei volumi I eTV degli Scrittori Barnabiti. Dopo il martirio, e durante la dominazione austrìaca, a probabile opera dei Barnabiti, e ciò per alcune caratteristiche che qui sarebbe lungo rilevare, il Boccoletto fu ristampato clandesti­namente, preceduto da un proemio, e seguito dalla riproduzione delle ultime parole pronunciate dal Bassi prima di morire, nella versione data nella relazione dei confes­sori del martire. Questa edizione, in foglio di quattro pagine, è senza data e senza tipografia.
') LEONE OTTOLENGUT, Sa Ugo Bassi e alcune SUB ledere, Galimberti, Cuneo, 1865, p. 8, .