Rassegna storica del Risorgimento

BASSI UGO
anno <1939>   pagina <578>
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578 Umberto Beseghi
Il sonetto fu stampato e largamente diffuso, chiudendo, nobil­mente, una assai singolare giostra poetica durata intensamente poco più di due settimane.
A Piacenza, dopo due prediche, il vescovo conte Luigi Sanvitale, gli vietò di continuare avendo vivacemente attaccati i sistemi educativi dei Gesuiti. Tornato a Bologna, dopo una breve sosta, ripartì per Cesena, ove predicò, e poi ai primi di maggio era a Perugia, ove fu colpito dall'interdetto e dalla relegazione a San Severino Marche.
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LA RELEGAZIONE A SAN SEVERINO MARCHE
Che cosa era avvenuto? Quali conseguenze aveva provocate la vio­lenta campagna di denigrazione? Gli avversari del Bassi non si erano limi­tati a diffondere sonetti ingiuriosi, ma per varie vie avevano insinuato a Roma contro il Bassi. Lettere anonime furono inviate a padre Spisni, generale dell'Ordine, il quale si limitò a fare raccomandazioni a Bologna, e al cardinale Lambruschini, sul ornale le denunce fecero ben altro effetto.
Debbo alla cortesia del prof. Silvio Mercati la comunicazione foto­grafica dei documenti che su questa vertenza sono conservati nell'Ar­chivio segreto del Vaticano. Basta l'esame di essi per convincersi che una grave prevenzione contro il Bassi era nell'animo del cardinale Lam­bruschini, già deciso a duramente colpirlo. Essa si rileva, anzitutto, nelle date: il Lambruschini chiede (e in quale forma lo vedremo) informa­zioni a Bologna il 12 maggio 1840. Il cardinale legato Macchi riceve la lettera il 15 e risponde il 18. Ebbene il 21 il Bassi riceve a Perugia l'or­dine di sospensione e di relegazione. È questa una rapidità che non è in rapporto alla lentezza dei servizi postali di allora. Ma è soprattutto dalla forma della lettera scritta a Bologna, che si rileva l'animosità del Segretario di Stato contro il Bassi. Nelle minute esistenti neU'Archivio Vaticano e nelle varie manipolazioni che subirono, appare la minuziosa cura del Lambruschini di aggravare la posizione del barnabita, accen­tuando con aggiunte e cancellature il tono aspro della lettera, e già predisponendo quale dovrebbe essere la risposta.
Riportiamo integralmente la lettera come pervenne al Legato pontificio a Bologna (l'originale è nell'Archivio di Stato),2) mettendo
É) Archivio di Stato di Bologna: Archivio riservato della Polizia 1840, n. 943.