Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; FRISIO (CONGIURA DI)
anno <1939>   pagina <588>
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588 Francesco ZerelLa
del proprio io, disposti sempre ad accogliere le adulazioni e lontani da ogni forma di vita vera, i legittimisti rappresentavano la parte poco attiva non solo del paese, ma anche del proprio partito. Essi e stanno in mezzo al tramestio delle lotte come grinfusori nell'acqua, invisibili ad occhio nudo. À scorgerli ci vogliono per lo meno gli occhiali dei delegati di polizia . l) La loro indifferenza perciò non generava nessuna partecipazione vera alla vita politica che per essi si traduceva in forme di poca preoccupazione per gli eventi improvvisi di cui potevano essere spettatori.
Né diversa era la vita dei legittimisti rifugiati a Roma, intorno alla Corte del re spodestato.
L'invidia, la gelosia, la diffidenza, le insidie e la viltà erano i motivi intorno a cui si moveva la vita della Corte. *
Ad ogni visita ognuno lascia alla porta l'anima sua, prende quella del colore della casa ed entra. L'uomo onesto combatte, ma finisce con il soggiacere: i tristi sono in molti. Per non dar sospetto si dividono il giorno, ma poi si riuniscono la sera, e guai a coloro di cui nei conciliaboli è stato profferito il nome, doppiamente guai se quel nome è illustre.2)
Ed il re diventava lo strumento delle loro passioni e per raggiun­gere gl'intenti non si rifuggiva dall'alterazione dei fatti, dalla calunnia, dallo spirito velenoso e dal tradimento.
Tutti i mezzi dunque erano buoni, purché lo scopo fosse stato raggiunto. Ma quale ? Non certamente la restaurazione disinteressata del trono abbattuto, intesa come gratitudine di antichi benefici, o come fedeltà al giuramento prestato, o come espressione di fede ad un principio politico, o come forte convinzione nella lotta ingaggiata con legittima consapevolezza. Per loro, l'attività reazionaria si risol­veva in un giuoco di forze opportunistiche, personali, ambiziose.
Non mancava però la parte intemerata e fedele al programma restauratore, animata da sentimenti schietti e da propositi di vero attaccamento al passato regime. Ma questa esigua minoranza non aveva la capacità di imporsi e di dominare a causa delle tinte lirico-elegiache di cui soleva abusare e delle accuse di tradimento e di debo­lezza che soleva muovere ad uomini che avevano retto per l'ultima volta le sorti della dinastia oramai vinta.
Tutta la letteratura borbonica di quel periodo, compreso anche il giornalismo, si riduceva a idealizzare la figura del re, ad invocarne
1) 6. GEHVASI, Ilegittimisti napolitani, Stab. Tip. De AngeKa, Napoli, 1869, p. 10. *) 6. GEHVASI, Op. citi, p. 34.