Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; FRISIO (CONGIURA DI)
anno
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1939
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pagina
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602
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602 Francesco Zerella
Il suo viso è proprio di un ragazzo
è spiritoso, intelligentissimo e con energica dimostrazione di gesti e di parole protesta della sua innocenza; a lui si attribuisce la parte oscura di arruolatore, si pretende che egli rivestiva la camicia rossa dei garibaldini per reclutare aderenti e soldati ali*armata insurrezionale. 1)
Veniva arrestato in seguito a denunzia del padre, il quale temendo che egli venisse fucilato, preferiva di farlo arrestare come cospiratore.
Un altro dei componenti la congiura era Achille Caracciolo da Napoli di ramo d'ignota origine, che pretende discendere dal duca di Girifalco. Ex ufficiale del disciolto esercito borbonico
è un tipo magnifico di quella energica razza meridionale nella quale, si ritrova tutto Io splendore degli antenati greci, unito alla severa espressione del carattere fisionomico del popolo spagnolo, ei è ad un tempo una bella testa di soldato e di cospiratore. 2)
Agente attivo ed intrepido aveva continui rapporti con la Corte di Roma e conosceva lo sviluppo della congiura napoletana. Infatti da Roma si trasferiva a Napoli nel giugno del 1860 insieme a parecchie personalità notevoli del legittimismo borbonico, quali ad esempio il De Christen ed il Goataudon.
Evidentemente lo scopo della loro venuta era determinato da un programma di organizzazione delle forze reazionarie da svolgersi all'ombra di una congiura.
Dopo la scoperta della trama della cospirazione, il Caracciolo, riuscito a fuggire a Roma e conosciuto come un bravo e valoroso soldato, aveva l'ordine di recarsi a Malta, il secondo centro borbonico dopo Marsiglia, e prendere contatto con Borjés per iniziare la insurrezione delle Calabrie.
Fin dal 5 luglio il Borjés era stato designato per l'impresa ed aveva ricevuto istruzioni regolari dal generale Clary, inviato con questo preciso compito presso il Comitato borbonico di Marsiglia.
Il Caracciolo si univa al Borjés e da Malta il 13 settembre sbarcavano a Brancaleone presso Gerace. Ma dopo appena nove giorni, abbandonava il Borjés al suo destino per aver trovato colà un'acconta di briganti e non essendo del proprio cuore fare il brigante. Queste dovevano poi essere le precise parole pronunziate da lui nel suo interrogatorio del 15 ottobre.
Ingannato certamente a Roma e colpito nella sua dignità di uffi-fioiale, disgustato e stanco, mentre si accingeva a prendere la via del
i) Processo criminale cit. p- 5. 3) Idem.