Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; FRISIO (CONGIURA DI)
anno
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1939
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pagina
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607
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Un episodio delta reazione borbonica. La congiura di Frisio 607
La Santa Beretta veniva rimandata ad un successivo esame da parte di un'altra sezione di Corte d'Assise; mentre il Roeber ed il Menghini venivano messi in libertà.
Così terminava la congiura di Frisio che tanto aveva operato nell'ombra e che tanto aveva sperato e fatto sperare.
Il suo tentativo insurrezionale vasto ed audace insieme per la rete dei rapporti, per le personalità interessate e per il piano da realizzare, conteneva però tutti i caratteri del dissolvimento, della debolezza e della difficile realizzazione. Certamente, fra le diverse cospirazioni, quella di Frisio, era e doveva restare la più importante nella breve storia del movimento reazionario borbonico, specialmente per il punto di organizzazione raggiunto. Ma del resto anche questa congiura appariva come un episodio di tutta la complessa attività che si svolgeva presso la Corte di Roma.
E se dobbiamo affermare che tutta una vita intensa di opera e di pensiero direttivo si veniva svolgendo nei primi tempi della caduta borbonica, vita che si esprimeva mediante le cospirazioni ed il brigantaggio, non possiamo dire altrettanto circa la sua durata e le sue realizzazioni, perchè tutta una serie di avvenimenti successivi, offerti dalla energia del nuovo governo, dalla politica interna ed estera ed anche dalla partenza di Francesco II e di Maria Sofia dall'Italia, dovevano produrre una maggiore sfiducia negli animi anche dei più fanatici ed un riconoscimento del nuovo stato di cose già largo di interessamento e di esame.
La scoperta di Frisio segnava un nuovo trionfo dell'attività del nuovo governo costituito e nello stesso tempo un progressivo esaurimento delle forze reazionarie già indebolite dagli infelici risultati della prima riscossa borbonica del gennaio 1861 e della seconda, iniziata nell'aprile successivo.
Dopo la sentenza, i sei condannati venivano ricondotti in Santa Maria Apparente in attesa di ulteriore assegnazione.
Nel gennaio 1863 de Christen, Caracciolo e De Luca venivano trasferiti nel Bagno di Pozzuoli e subito dopo in quello di Nisida. Ma un Ordine del generale La Marmora li faceva ritornare ancora a Napoli presso il forte di Sant'Elmo e nel febbraio successivo raggiungevano Genova con il Tortora, rimasto sempre in Santa Maria- Apparente, per continuare il viaggio per il Piemonte destinati a Gavi, non più a come detenuti ma come relegati. Lungo il viaggio si univa alla loro schiera anche il De Angelis, beneficiato come gli altri della commutazione della pena. A Gavi discendemmo alla caserma dei gendarmi