Rassegna storica del Risorgimento
OMBONI TITO
anno
<
1939
>
pagina
<
616
>
616 Bice Rizzi
CONTRIBUTO ALLA BIOGRAFIA DI TITO OMBONI
DALLE MEMORIE DELLA VEDOVA H
In un modesto alloggio di Via Nerino a Milano spegnevasi nel 1920 a 94 anni, Virginia Dapino nativa di Bergamo vedova di Tito Omboni pioniere in Africa e Asia, combattente nelle campagne 18Ì8-49, capitano di cavalleria nel reggimento Saluzzo..
Poco prima dello scoppio della guerra la Dapino finiva di scrivere un bbriccino di memorie *) che nel giugno 1915 così postillava: Con quanta trepidazione viviamo noi tutti, italiani. Pensiamo a tutti, tutti quanti sono a combattere per avere Trento e Trieste ! Evviva il nostro buon Re Vittorio Emanuele che si trova anch'esso al campo coi militi. Come consorte di Tito Omboni aveva vissuto ben da vicino i moti e le campagne del Risorgimento e non poteva, pur nella grave età, non sentirai commossa del grande avvenimento che doveva compiere l'aspirazione secolare dell'Unità italiana.
Uscita da una famiglia borghese di Bergamo fu allevata fin dall'età di sei anni a Milano presso una zia paterna moglie di un Bonfanti dottore in medicina. Colà all'età di sedici anni le fu presentato, dagli stessi zii, l'Omboni con la proposta di matrimonio. Egli si presentava com'ella annota nel libriccino di memorie con modi cortesi, sempre elegante nel vestito piuttosto simpatico. Essa l'avvertì che non sapeva che cucire, ricamare e scrivere lettere familiari al che egli rispose che era quanto gli bastava. Guai se avesse visto sua moglie in cucina. Ma lo zio al momento di conchiudere il matrimonio non vide nell'Omboni quel -marito ideale della nipote come aveva da principio sperato e creduto e cercò dissuaderla. Ma invano a me piace e lo voglio. Infatti Io zio Bonfanti aveva avuto buon naso: il matrimonio fu tutt'altro che felice: la vita avventurosa di Tito Omboni denotava in lui quel carattere punto adatto a creare una famiglia: temperamento passionale inquieto corse varie avventure finché circa dopo vent'anni di convivenza si separarono tentando più tardi' una riconciliazione. L'Omboni oriundo di Palazzolo sull'Oglio aveva iniziato i suoi studi a Brescia sotto Cesare Arici e Alberto Gabba poi fece i corsi universitari di medicina a Pavia e Padova laureandosi a Vienna da dove dovette fuggire perchè venuto in sospetto alla polizia causa i suoi sentimenti politici. Peregrinò allora in vari paesi d'Europa dalla Svizzera in Francia, dall'Inghilterra alla Spagna e nel Portogallo. Di qui nel 1834 s'imbarca come medico con la spedizione che si recava nella colonia portoghese dell'Angola col nuovo governatore. Sosta nelle varie isole, tocca vari porti dell'Africa occidentale e dal porto di San Filippo diBengual s'interna per alcuni mesi nelle Provincie interne affrontando molti disagi e pericoli. Tanto che per ristabilirsi in salute si rimette in navigazione approfittando d'un bastimento che toccava le coste meridionali e orientali dell'Africa e quelle dell'Asia finché nel novembre 1836 sbarca a Marsiglia per
::) Col libriccino di memorie Virginia Dapino lasciava alla scrivente (pronipote per via materna) un anello d'oro appartenuto al conte Adeodato RUBBÌ professore dell'Università di Pavia arrestato nel 1821 coi carbonari o morto pei disagi del carcere a Venezia nella prigione di San Michele il 18 gennaio 1822, vittimu di un tradimento e della franca nobiltà del suo annuo come scrisse un compagno Felice Foresti di Conselice condannato allo Spielberg. La Dapino l'ebbe in dono-ricordo dalla vedova del Ressi Anno Moscati nipote del celebre scienziato e politico Pietro Moscati.