Rassegna storica del Risorgimento

OMBONI TITO
anno <1939>   pagina <618>
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Bice Rizzi
cercare qualche mezzo di trasporto per partir sabito; trovai il reggimento composto di signori borghesi che stavano caricando i loro feriti. Quivi trovai miei dne cugini Carlo e Giacomo Broglio. Corsi subito a casa presi quei pochi valori e l'intascai. Mio marito mi raccomandò che appena arrivata a Cremona cercassi della famiglia X (ora non mi rammento il nome) e di dirle: sono la moglie di Tito Omboni. E così feci. Discesi dal carro militare girai sola per la città e trovai la casa indicatami; erano quasi le 11 ore di sera picchiai aperse un domestico che portò l'ambasciata poi mi fece salire le scale ed appena udita da me la terribile nuova mi offrirono subito una camera da letto e si misero a radunare i denari e l'argenteria ed alla mattina di buonissima ora par­tirono credo per la Svizzera. Verso il mattino per mia tranquillità, venne mio marito che disse: Abbiamo perduto la nostra roba ma quello che mi dispiace molto è l'orologio statomi regalato dalla Corte del Portogallo . Quello risposi io l'ho qui in tasca coi miei gioielli. Poi mi disse: vado subito a prendere una carrozza e ti conduco a Crema dai tuoi genitori. Là arrivata mio marito parti subito per raggiungere il suo reggimento. (Qui lascio alla storia). In casa dei miei genitori si trovava per caso un medico amico che andò subito a dare la notizia ai cremaschi i quali erano al buio di tutto. Prima che entrassero gli austriaci in Crema io volli che mia Madre e le mie sorelle venissero a Milano con me ma passati tre giorni essa volle ritornare a Crema presso la sua famiglia. Lo spavento dei milanesi non lo posso descri­vere ! Mio marito mi procurò col mezzo del generale Fanti un permesso di uscire dalla Lombardia coi miei zii. Partimmo per Locamo; ivi in un albergo non si faceva che fantasticare e pensare. Rammentavo il burrascoso viaggio fatto da Milano a Locamo. I miei Zii noleggiarono due cavalli per recarsi a Sesto Calende e due erano dei propri. A Rho ce ne sequestrarono due: la notizia venne la sera a Sesto Calende e mio zio collo spavento addosso e già d'età avanzata dovette ritornare aRlio a far vedere il permesso del generale Fanti per riavere i due cavalli: alla mattina seguente par­timmo col piroscafo per Locamo ma il viaggio fu d'angustie. Prima vi fu un guasto alla macchina, dopo venne il lago burrascosissimo, il battello era tanta, carico che incu­teva a tutti un gran panico; io in ispecial modo era in angustie non avendo notizie di mio marito. Un giorno lessi in un giornale francese che il battaglione diretto dal Generale Fanti era bloccato ai confini del Piemonte ma che dopo l'armistizio pas­sarono i conimi. Feci un gran respiro di sollievo. Dopo alcuni giorni ricevo let­tera da mio marito che si trovava a Vercelli in casa d'un'egregia famiglia i sigg. Borgogna, e che aveva il brevetto di Carlo Alberto col grado di capitano nel Reggi­mento Cavalleggeri di Saluzzo. Dopo letta questa lettera non potei più trattenermi mi levai alla mattina alle 4, accordai una barca poiché i piroscafi erano sequestrati da Garibaldi carichi di croati e partii col lago un po' burrascoso. Questo divenne sem­pre peggiore tanto che si dovette sbarcare e con difficoltà ad Intra. Lì presi una car­rozzella ed arrivai a Novara in tempo a mettermi in diligenza per arrivare a Ver­celli circa alle 11 di sera. Trovata la casa Borgogna salii le scale sonai il'campanello: aperse un domestico e domandai subito se c'era in casa il capitano Omboni: Je nen, lo andé a truvé sua lumina a Locamo. E stava quasi per chiudere l'uscio quando io in fretta gli dissi:Sono io sua moglie. Allora mi fece entrare i mi ricevettero i coniugi Borgogna. Oh come li trovai gentili non sapevano più cosa dire né cosa fare per persuadermi che mio marito aveva un permesso limitatissimo, mi portarono cibi e mi coricai tranquillamente: passò uu giorno e mezzo e mio marito arrivò por­tandomi notizie dei miei zii* Qui mio marito per ordine del suo Generale dovette far venire da Milano la fede del nostro matrimonio che pel mio aspetto giovanile non