Rassegna storica del Risorgimento
OMBONI TITO
anno
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1939
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pagina
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621
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LIBRI E PERIODICI
ETTORE ROTA, Le origini del Risorgimento, 2 volumi, in-8<> di complessive pp. 1177 (in Storia politica d'Italia dalle origini ai giorni nostri), Milano, VaDardi, 1938. L. 150.
H popolo italiano passò d'un tratto, da uno stato di quieto assenteismo alla perseveranza dell'azione che caratterizzò il nostro Risorgimento?
E fa davvero un secolo sonnolento quel Settecento imparruccato* che precedette i tempi dei cappelli alla calabrese?
E T unità d'Italia ebbe luogo solo perchè uno statista di genio seppe prendere la mano alle azioni della massa e secondare bene le mene espansionistiche di un principe ardito?
E se tutto ciò non fu, donde trasse l'Italia quella linfa vitale che tante foglie fece spuntare sul tronco sterilizzato della Libertà? t
Ecco le domande, i problemi, le incognite che occupano da anni la mente dei più iUnstri. cultori di storia, non solo italiani, ma stranieri; domande, problemi, incognite poste, risolti, rischiarate, con la scorta di documenti ed il crivello della mente, inmodo, alcune volte, concorde, altre opposto, da quanti si sono dedicati a studiare questo tanto luminoso e pur tanto oscuro periodo della vita italiana, e che oggi trovano la più chiara dimostrazione nei due poderosi volumi di Ettore Rota.
Acutezza di analisi e limpidezza di sintesi; ricchezza di documentazione e chiarezza di giudizio; dottrina di maestro e leggiadria di scrittore concorrono in questa poderosa opera.
Essa pone l'ultima e la più serena parola in una contesa scientifica che spesso,
forse per troppo pathos di chi combatteva per un'idea, lasciava il suo vero terreno,
e smarriva i suoi postulati per perdersi nel mare procelloso, oscuro e pericoloso,
dell'Ideologia.
* Mai, nel corso dei secoli, una nazione poteva dire di aver cambiato più nettamente
fisionomia dell'Italia, tra il 1770 ed il 1870. Dove statcrelli confinavano con staterelli, ivi era una nazione, unita, Ubera, lieta dei sacrifici sopportati, intenta a far fruttificare, sul terreno dell'Indipendenza, l'alloro delle affermazioni nazionali; dove aveva imperato un malinconico bigottismo, ivi fioriva l'acuta speculazione, e vesti, e gale, ed arte e letteratura erano talmente rinnovate nella loro forma esteriore e nella loro essenza, che molto più di un secolo pareva trascorso tra lo due età, tanto e tanto profondamente era stata scossa, non solo l'Italia, ma l'Europa tutta, dalla Rivoluzione prima, dall'epopea napoleonica poi.
Ma è giusto, allora, si domanda il Rota, affermare che questo rinnovarsi 6 imi* di tntta quanta l'Italia, questo tendere affannosamente con la mente, col braccio, col cuore, con ogni sacrificio all'Unita, siano frutto esclusivo della grande ventata reazionaria di oltre Alpe? O non creò, invece, quel vento il clima atto a far germogliare il seme già preesistente, su una terra atta a nutrirlo?
Immaginare, infatti, l'Italia del Settecento simile a tutte le altre nazioni dell'Europa, ò errore di visione gravissimo, che tanti storici ha traviato, indirizzando per vie sbagliate la fatica delle loro speculazioni.
È vero che in Italia, come nelle altro terre, non solo d'Europa ma di oltre Atlantico, la missione del Settecento pareva fosse il destare i dormienti, lo scuotere i pigri, rabbattere i vecchi castelli di credenze e di tradizioni, e tutto ciò sotto lo sguardo di governanti e di testé coronate che, pari allo struzzo, col ficcare la teste sotto l'ala si illudevano di non vedere; è vero che tanta febbre di rinnovamento non lasciava immuni alcnni governi d'oltre Alpe, ma tutto questo agitarsi di coscienze, questo accavallarsi di aspirazioni, questo infittirsi di intrighi, spronava U movimento di rinnovamento