Rassegna storica del Risorgimento
OMBONI TITO
anno
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1939
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pagina
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627
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Libri e periodici 627
dovuto ascile il grande partito nazionale, che stava nella speranza di tutti. In realtà la borghesia, fatta l'unità non poteva dare le masse per il grande partito: questo o e superclassista, o non può assolvere funzioni di partito. Il difetto più grave dunque fu il non aver tentato nulla per allargare nel paese la base dei gruppi parlamentari, il cui fondamento continuava ad essere la borghesia. E si ha subito la sensazione di codesto fondamento della Camera considerando che nel 1860 la percentuale degli elettori è dell* 1,92; nel 1874 del 2,10; nel 1882 del 7,06; nel 1883 dell'8,10 e del 9,57 nel 1892. La massa deirli analfabeti è enorme: 78,29 nel 1861 e 72,27 nel 1871. La soluzione della crisi non appare, né può apparire: si tratta di elevare l'educazione politica del corpo elettorale, mentre d'altro canto le rappresentanze offerte da quel corpo elettorale non sono tali da elevarlo e da educarlo. Contemporaneamente nel Paese si prolunga l'ombra scettica e pessimistica del 1848, che irretisce le classi medie nell'inerzia e che rende ostili e retrive le plebi nel ricordo dell'antico regime. Cosi il problema non viene risolto, ma rimandato. Mancando i partiti organizzati, il Governo si deve reggere sui gruppi parlamentari; si ricorre cioè alla teoria della classe politica, fatta propria dal liberalismo politico e attuata dalla ristretta borghesia intellettuale. La storia costituzionale quindi è fatta di coalizioni e di amalgame occasionali. I mutamenti di gabinetto, lo stesso passaggio dalla destra alla sinistra, avvengono senza una vera crisi politica, lontano dalle masse, per sola virtù dei tecnici del parlamentarismo. La questione sociale è ufficialmente ignorata; la politica estera è un affare privato della diplomazia; e le riforme quando sono varate si compiono a forza di decreti, con metodo puramente burocratico, privo d'efficaci ripercussioni politiche.
Il Perticone affronta così, entro queste linee programmatiche della sua indagine, l'esame dei vari atteggiamenti seguiti dai partiti e dai gruppi in Parlamento. E cosi facendo porta successivamente il suo esame su tutti i momenti più importanti dell'ultimo cinquantennio, le cui ripercussioni egli segue negli atteggiamenti assunti dai gruppi e dai partiti politici: istruzione obbligatoria, riforma tributaria, decentramento, trasformismo, parentesi crispina- politica sociale, comparsa dei partiti di masse, suffragio universale, impresa libica, triplice, ecc. La trama dell'opera, come si vede, si allarga in tal modo fino ad assumere la portata d'una vera storia politica, studiata in uno dei suoi aspetti, la lotta dei partiti. Questo intendimento di costruzione e di descrizione storica, tutt'altro che facile per la quantità della documentazione* nella quale conviene scegliere e seguire solo qualcuno dei più importanti fili conduttori, assume in alcune pagine, specie nel quarto e nell'ottavo capitolo, un contenuto teorico di sintesi e di revisione.
Intitolando il quarto capitolo Crisi nel sistema e l'ottavo Crisi del sistema, FA.* ci sembra, se ben abbiamo inteso, vuole indicare la trama ideale che si è proposto di descrivere. Nel primo caso ci si riferisce alla caratteristica decadenza parlamentare manifestatasi fin dalla unificazione, con aspetti di notevole, ma non insuperabile gravità; nel secondo all'irrimediabile deficienza d'un regime che deve essere integralmente riorganizzato. Se nel primo tempo il problema poteva venire risolto con la creazione di partiti di masse, nel secondo tempo tale soluzione è già superflua, poiché occorre invece il partito unico, il partito totalitario. Le lotte politiche, infatti, rivelano sempre più le deficienze organiche del sistema; manca dopo ciuquant'anni una prassi costante, capace di sviluppare un costume politico ed una consuetudine costituzionale; le crisi si risolvono m modo illegale, con atti di forza governativi o con violenze di piazza; gli istituti esistenti, o non esprimono la volontà del Paese, o volutamente la deformano; e intanto, spccialmento durante le battaglio per l'intervento in guerra, matura un altro sintomo: la dissoluzione dei partiti e del sistema dei portiti. Da partiti di elette, di gruppi direttivi, di elementi scelti essi devono necessariamente trasformarsi in partiti di masse, mirando all'allargamento della Joro base, alla consolidazione della loro struttura e della loro diffusione sociale. Dunque la storia dei partiti ristretti si concluderebbe idealmente, come anche