Rassegna storica del Risorgimento

SICILIA
anno <1939>   pagina <661>
immagine non disponibile

H FONTI E MEMORIE
I LA SICILIA AGLI INIZI DEL SECOLO XIX
Per la seconda volta, in meno di dieci anni, Ferdinando di Bor­bone nel febbraio del 1806 sbarcava fuggiasco a Palermo mentre i Fran­cesi condotti dal Massena procedevano all'occupazione del Reame di Napoli. Da Schoenbrunn Napoleone aveva decretato la fine della mo­narchia napoletana dichiarandone l'esistenza incompatibile con la dignità della sua corona. I Borboni incontravano dunque un meritato castigo per la loro politica d'incertezza e d'intrigo, ma il loro sfratto da Napoli non era che anticipato, poiché nel violento urto tra la Fran­cia e la potenza marinara inglese, urto che andava assumendo propor­zioni sempre più. largamente europee, quella parte meridionale d'Italia, gettata come un ponte sul Mediterraneo e già da tempo longa manus inglese, assicurava a Napoleone, che non avrebbe tardato ad impa­dronirsene, una posizione vantaggiosa negli eventuali sviluppi del gigantesco conflitto.
Ferdinando arrivava dunque a Palermo con la prospettiva di un lungo soggiorno, data la piega degli avvenimenti europei, e per di più. gravoso considerando che la Sicilia non era mai stata per il Borbone una gradita dimora.
Gli avvenimenti nell'Italia meridionale del 1805 e 1806 richia­mavano l'attenzione delle Cancellerie europee sulla Sicilia, bramose tutte di possederla; è interessante perciò un esame di quelle che erano le condizioni dell'isola agli albori del sec. XIX, esame che varrà a di­mostrare come questa si estraniasse nel modo più assoluto dalla pur tanto vicina terraferma, vivendo condizioni materiali e morali proprie. H distacco netto fra i due regni, entrambi affidati alle cure del Bor­bone, appare subito evidente considerandone il movimento culturale.
Infatti se si esamina il pensiero siciliano dalla seconda metà del sec. XVIII e Io si avvicina al coevo napoletano riesce evidente la note­vole differenza della fibra di entrambi. Mentre il pensiero napoletano ci appare robusto e rettilineo nella sua fisionomia profondamente giu­ridica, quello siciliano appare invece esile e incerto. Mira direttamente ad uno scopo precipuo il primo: emancipazione totale dello Stato dalla tutela della Chiesa, e, abbracciando nelle sue teorie vasta zona di atti­vità sociale, esce dai confini del Regno accogliendo nel medesimo tempo le idee nuove che imperiosamente si affermano. Al secondo non può