Rassegna storica del Risorgimento
SICILIA
anno
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1939
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pagina
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662
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Antonio Noto
invece attribuirsi un. indirizzo sicuro, una fisionomia ben marcata: divaga dapprima, il suo carattere è talvolta ranacronìsmo, e finisce col raccogliersi tutto su di un sol punto di necessità pratica e contingente. Il conflitto da lungo tempo e con calore combattutosi tra Napoli e Roma non interessa la Sicilia su cui pure si estendono le pretese curiali per l'infeudazione dei Normanni. E tale indifferenza per un problema che agitò lungamente le più salde menti napoletane è forse la miglior prova che valga a dimostrare fino a qual punto nel sec. XVIII la Sicilia si estraniasse da Napoli e come il traffico del pensiero fosse limitato fra le due regioni. Queste, sebbene favorite dalla loro vicinanza, anziché portare il livello della loro cultura allo stesso grado di modernità, di freschezza andavano sempre accentuando un'ostilità reciproca: Napoli, ostentando la propria supremazia, la propria qualità di madre patria, la Sicilia ribadendo sempre la propria autonomia, l'individualità distinta del Regno e il plurisecolare patrimonio di tradizioni costituzionali. H dissidio se ancora non si esprime con manifestazioni violente non ha però tregua.
Umiliava profondamente i Siciliani il fatto che il re Ferdinando di Borbone, assunto al trono da quasi quarant'anni, non aveva mai visitato l'isola dopo avere pure intrapreso un lungo viaggio in Italia e in Germania. In Napoli, d'altra parte, ritenevasi, anche da menti non infime, la Sicilia come paese posto agli antipodi della civiltà, abitato da selvaggi abbrutiti dalla servitù divenuta per loro abituale e gradita. *) All'incompatibilità fra i due popoli andava aggiunta la scarsezza di comunicazioni insidiate dai barbareschi algerini sempre più arditi e temuti, cosi che l'isolamento della Sicilia poteva essere considerato sotto il duplice aspetto: geografico e politico. Tale isolamento doveva necessariamente rinforzare sempre più nell'anima siciliana il sentimento regionale che, forte d'una tradizione storica, trovava la ragione giuridica della sua esistenza nella vitalità dei'proprio antico Parlamento e la sanzione nella persona stessa del Re che, quarto a Napoli, si considerava terzo in Sicilia. Un'autonomia esisteva dunque regionalmente, ma essa scompariva considerando l'isola nel vasto quadro degli avvenimenti europei: allora la Sicilia secondava le direttive della Corte di Napoli per la quale doveva levare all'occorrenza,uonuni e tributi.
Se la politica estera della Sicilia durante gli anni della Rivoluzione francese fu quella praticamente esplicata dalla Corte di Napoli, nella loro intimità le due popolazioni si sentivano sempre più lontane,
*) I. LA LUMIA, Storie sicUiana, Palermo, 1882, voi. IV, p. 571.